Libri. Il dilemma
tra emozioni e ragione

Tornare al Cairo, La copertina del romanzo "Tornare al Cairo"

La copertina del romanzo “Tornare al Cairo”

Come ripeto sempre quando prendo spunto da un libro che ho letto, io non sono un critico letterario né un noto giornalista. Però Tornare al Cairo, questo nuovo libro di Denise Pardo, che segue il precedente La casa sul Nilo, ha per me un significato importante, oggi particolarmente attuale, perché ci mostra le orrende conseguenze di quelle che Amin Maalouf, chiama “Les identitès meurtrieres”.
Il mio scopo non è lodare questo bellissimo libro, di una mia cara amica, ma farne emergere gli aspetti veramente significativi, e particolarmente attuali che ho condiviso con lei vivendo e lavorando nel Medio Oriente e nel mondo Mediterraneo, a me così cari, e troppo spesso distorti dalle più varie teorie e discussioni di geopolitica.
Questo libro potrebbe essere classificato come un romanzo, ma come ha detto già il filosofo Benedetto Spinoza “omnis determinatio est negatio”. Certo che la storia di Kate, una donna che l’autrice ha conosciuto quando viveva al Cairo, può essere certamente considerata un romanzo. Ma in questo libro c’è molto di più di una storia. Avrei senz’altro aggiunto al titolo del libro un brevissimo sottotitolo “Il buio delle emozioni”.
Queste due piccolissime parole dell’autrice, rappresentano in modo straordinario la dicotomia degli esseri umani, sempre combattuti tra le analisi razionali della vita e degli altri, e la nostra conoscenza emozionale, che ci governa molto di più della ragione.
Le neuroscienze se ne sono accorte da tempo e hanno identificato i due settori del nostro cervello che presiedono alla conoscenza razionale, e a quella emozionale. Però, per fortuna, nessuno ci dice ancora come si formino le nostre emozioni, né quanta importanza esse abbiano nella nostra vita, forse molto di più della razionalità, così tanto apprezzata e lodata nella cultura occidentale.

Denise Pardo

La storia dell’amore di Kate, una giovane inglese, per Hafez, un egiziano, un privilegiato educato in Inghilterra, ma sempre un uomo arabo, potrebbe apparire banale. Si tratta della diversità fondamentale di due esseri umani di sesso diverso: una donna privilegia sempre e comunque i sentimenti, quelli cui non sa dare spiegazioni, mentre un uomo non riesce a prescindere dal fascino del successo e del potere. L’autrice si guarda bene dal dirci cosa è meglio tra sentimento e ragione, però ci presenta in modo straordinario il significato e il valore dei sentimenti per una donna, insieme alla incapacità di un uomo di privilegiare l’amore rispetto alla sua cultura e al suo successo. La figura di Kate è descritta in modo straordinario perché questa giovane ragazza riesce a staccarsi dai canoni e dalle regole della cultura inglese per abbracciare con forza e intelligenza la diversità delle persone del Cairo, alle quali si sente molto legata a prescindere che si tratti di arabi, ebrei o europei.
Kate è affascinata dalla diversità ed è capace, come molte donne, di privilegiare l’intesa e l’incontro oltre gruppi, religioni e culture. Fino alle ultime righe del libro anche Hafez non riesce a dimenticare i suoi sentimenti per lei, ma ormai è troppo tardi. È vero che il sentimento di Kate per quell’uomo non finirà mai, è vero che lei gli ha dato tutto di sé, il sesso che una donna di quel mondo non poteva dare al di fuori del matrimonio, e persino una figlia. Kate ha saputo decidere di troncare il rapporto con lui, ma non ha mai abbandonato il sentimento. Il buio delle emozioni.

La piramide di Keope

Si potrebbe dire che questo libro è una storia di donne, perché a parte Hafez gli uomini finiscono sempre per essere delle comparse nella vita umana. Però forse sarebbe meglio dire che il libro riguarda le donne nella storia. Infatti sono sempre loro a subire il dolore dei cambiamenti, dell’emarginazione e dell’esilio dai luoghi nei quali si erano costruiti una vita. Sono sempre loro che si aiutano e si sostengono anche vivendo il difficile momento dell’avvento di Nasser che avrebbe dovuto essere il grande rivoluzionario egiziano cacciando i colonialisti inglesi e lavorando per migliorare la vita dei più poveri e miserabili tra gli egiziani.
Gli stranieri e gli ebrei sono stati espulsi dall’Egitto di Nasser, ma anche oggi moltissimi egiziani sono rimasti poveri e miserabili. Il grande capo Nasser ha soltanto finito per sostituire gli uomini al potere con altri uomini al potere.
Gli incontri di Kate con le sue amiche, arabe, ebree, greche o armene sono la testimonianza di quanto donne diverse capiscano il mondo e sappiano aiutarsi sempre senza rinunciare ai sentimenti, ma capendone i rischi e i pericoli.

Gamal Abdel Nasser

Leggendo questo libro penso al Cairo, dove ho lavorato tante volte, ma anche alla mia adorata Damasco che il mondo occidentale ha lasciato distruggere da un feroce dittatore. Un adorabile paese, come la Siria, dove alle sei del pomeriggio le campane della chiesa suonavano insieme al richiamo del muezzin alla preghiera. Abbiamo lasciato questo popolo, grande esempio di convivenza ed intesa, nelle mani di criminali ed estremisti.
Cara Denise il Medio Oriente siamo noi, la storia di popoli che per secoli si sono scambiati storie, culture e vite anche quando ci sono stati scontri, come avviene in ogni comunità umana.
Kate alla fine tronca il suo rapporto con Hafez senza negare il sentimento, che solo una donna può privilegiare perché solo lei sa cos’è il “buio delle emozioni”.
Cara Denise il tuo libro è magnifico perché mostra la costante lotta degli esseri umani tra sentimento e ragione. Spero che le donne di tutto il mondo non smettano mai di mostrarci il valore incredibile dei nostri sentimenti che non sono la prova della debolezza delle donne, ma rappresentano la loro incredibile forza contro ogni contraddizione e contro le violenze e le guerre che avvelenano di nuovo il nostro mondo.
Infine una breve nota. Non vorrei dimenticare che un mio amico ha osservato che nel tuo libro si parli moltissimo di cibo, pasticcini, dolci, e piatti tipici, domandandosi come mai era così importante per te. Per non metterlo in difficoltà non gli ho ricordato che il grande filosofo tedesco, Ludwig Feuerbach, aveva detto «l’uomo è ciò che mangia». Gli ho detto soltanto che il cibo è uno dei più grandi ponti fra le diverse culture degli esseri umani.