Antibiotici come se piovesse, alle volte succede. Alle volte sono usati anche quando non servono o addirittura anche quando potrebbero diventare nocivi per la salute. Alle volte basta un mal di gola o un raffreddore per far reclamare dal malato la somministrazione degli antibiotici.
L’uso sbagliato, eccessivo diventa una miscela pericolosissima. L’utilizzazione parossistica ha già provocato gravissimi danni in tutto il mondo: i virus e i batteri diventano sempre più resistenti agli antibiotici che diventano inefficaci, così ne servono sempre di nuovi per combattere le infezioni. Per evitare la morte del malato in alcuni casi occorre sperimentare un cocktail di diversi tipi di antibiotici.

Copertina del libro “Le basi scientifiche della terapia antibiotica”
Le basi scientifiche della terapia antibiotica è un libro dalle caratteristiche di un manuale che in modo discorsivo illustra virtù sanitarie e pericolosi tranelli connessi agli antibiotici. Il volume, firmato da Francesca De Plato e Francesco Scaglione per Male Edizioni di Monica Macchioni, pone al centro della discussione, sottolinea un comunicato stampa, uno dei temi più delicati della sanità pubblica: l’uso degli antibiotici. Le basi scientifiche della terapia antibiotica si presenta come un contributo destinato a incidere nel confronto scientifico e clinico su prescrizioni inappropriate, resistenze batteriche e ritardi culturali che continuano a pesare sul sistema sanitario italiano.
Il punto di partenza è netto: in Italia gli antibiotici si usano ancora troppo, spesso in modo improprio e non sempre con criteri coerenti rispetto al quadro clinico. Il volume non si limita a fornire nozioni tecniche, ma prova a mettere in discussione pratiche consolidate, automatismi prescrittivi e approcci semplificati che, nel tempo, hanno favorito un ricorso eccessivo a questi farmaci. In questa prospettiva, il testo si colloca come un’opera di taglio specialistico ma con un impatto più ampio, perché tocca un problema che riguarda ospedali, medicina territoriale, decisori pubblici e formazione dei professionisti.
Il Rapporto 2024 dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), pubblicato nell’aprile 2026, conferma una situazione ancora problematica. Il dato generale è quello di consumi elevati, con una spesa che supera 1,5 miliardi di euro e una quota rilevante di popolazione che riceve almeno una prescrizione nell’arco dell’anno. A colpire sono soprattutto gli estremi anagrafici: bambini molto piccoli e anziani molto avanti con l’età risultano tra i gruppi più esposti alla prescrizione.
Il cuore del messaggio è però politico e culturale oltre che scientifico: la sanità pubblica italiana già gravata da mille problemi (l’ultimo è il rischio flop delle case di comunità) non può più permettersi leggerezze nell’uso degli antibiotici.
