
Una Casa di comunità a Roma
Sembrava fatta: arrivano le Case di comunità. Basta infernali e lunghissime file di ore e perfino di giorni negli intasatissimi pronto soccorso degli ospedali. Basta interminabili liste di attesa per una visita medica specialistica o per una Tac.
Si diceva: entro la fine di giugno 2026 ci saranno le Case di comunità, degli attrezzatissimi poliambulatori per le visite mediche e per i vari tipi di esami. Oltre mille Case di comunità finanziate con due miliardi di euro di fondi europei del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e di resilienza) sorgeranno in tutta Italia per potenziare la cosiddetta sanità pubblica territoriale.
Forse, però, non sarà così. Invece potrebbe arrivare un flop: le Case di comunità sono state costruite o sono in fase di allestimento ma potrebbero essere in gran parte paralizzate dalla mancanza di medici, specialisti, infermieri e servizi realmente integrati. E la sanità privata, in fortissima espansione, potrebbe ulteriormente ampliare i profitti grazie ai disservizi del Servizio sanitario nazionale.
La riforma Schillaci rischia di inabissarsi e allora addio alla nuova sanità territoriale, quella di prossimità vicino casa dei cittadini per interventi non urgenti o di prevenzione. La bozza di riforma del ministro della Salute Orazio Schillaci stabilisce di utilizzare i medici di famiglia e i pediatri. Qual è il problema? Il sindacato dei medici di base contesta il progetto di trasformare il rapporto di lavoro dei dottori da convenzionato in una assunzione nel Servizio sanitario nazionale. Decide un’agitazione e minaccia sciopero.

Orazio Schillaci
A sorpresa questa soluzione condivisa dalle Regioni (comprese quelle amministrate dal centro-destra) è criticata invece da una parte di Fratelli d’Italia, di Forza Italia e della Lega, oltre che dal sindacato dei medici di base. È contrario Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia), sottosegretario alla Salute. Si oppone il Carroccio: «La Lega – scrive il dipartimento Sanità – ha sempre espresso forti dubbi su una riforma impostata sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull’obbligo».
Inutilmente Schillaci respinge le critiche parlando alla Camera: la riforma è necessaria, «non smantella la figura del medico di famiglia, ma ne libera il potenziale». L’obiettivo è riportarlo al centro del sistema come «garante della salute dei cittadini». Definisce le Case di comunità e la telemedicina «non un’idea astratta ma la risposta concreta a un medico oggi spesso solo davanti a una domanda di salute sempre più complessa».
L’opposizione del sindacato dei medici di famiglia resta. Silvestro Scotti, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale, è soddisfatto dello stop arrivato dalla maggioranza: «È un bene che parte della maggioranza abbia capito che la riforma è dannosa».

Antonio Tajani, Giorgia Meloni, Matteo Salvini
Sembra una commedia dell’assurdo. C’è lo stop del governo Meloni alla riforma del suo stesso ministro Schillaci, un progetto tempo fa sostenuto dalla stessa presidente del Consiglio. Forse c’è il timore di pesanti ricadute elettorali per l’opposizione del sindacato dei medici di famiglia. All’interno del governo e della maggioranza è aperto un duro braccio di ferro. C’è chi teme le gravi conseguenze di un flop per due motivi: 1) la delusione dei cittadini di non poter usufruire dei servizi sanitari delle Case di comunità, 2) le proteste dell’Unione europea finanziatrice dei nuovi poliambulatori di quartiere.
Il governo è mobilitato per scongiurare il flop della riforma. Gemmato assicura: «Le Case di comunità saranno aperte nei tempi previsti, con la disponibilità condivisa dei medici». Come? Il sottosegretario alla Salute precisa: «Prevediamo entro martedì, al massimo mercoledì, di raggiungere un accordo con la disponibilità dei medici di medicina generale, in stretta collaborazione con le Regioni».
Il ministero della Salute tenta una mediazione dell’ultima ora. Cercherebbe un’intesa su un “doppio canale”: da una parte la convenzione rivista come modello ordinario del rapporto di lavoro, dall’altra una forma di dipendenza selettiva per le funzioni da svolgere all’interno delle Case di comunità. Anche Schillaci sarebbe favorevole a trovare “la quadra” per scongiurare l’inabissamento delle Case di comunità.
Occorre fare presto per rispettare l’impegno a varare le nuove strutture sanitarie territoriali entro la fine di giugno. La sfida è molto impegnativa per Giorgia Meloni. Le Case di comunità pienamente funzionanti erano appena il 4% su oltre 1.000 a fine dicembre del 2025.
