Narges Mohammadi
sfida carcere e morte
per la libertà in Iran

Narges Mohammadi, Narges Mohammadi

Narges Mohammadi

Narges Mohammadi, l’attivista iraniana per i diritti umani, Premio Nobel per la Pace, nel febbraio 2026 è stata condannata e condotta in carcere a Zanjan, poi è stata trasferita nell’ospedale di questa città per gravi motivi di salute. Successivamente, dopo ripetuti rifiuti delle autorità iraniane in guerra con Usa e Israele, è stata trasferita nell’unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale Pars di Teheran e a metà maggio è stata portata a casa.  Ma le sue condizioni di salute restano precarie: nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a visite di controllo e a sedute quotidiane di fisioterapia in ambulatorio. È stata l’avvocata francese della donna, Chirinne Ardakani a denunciare le condizioni di Narges. 
Dalla Francia, dove vive la famiglia di Narges, ovvero il marito e i due figli, dove ha sede anche Reporters Sans Frontieres, è partita una mobilitazione internazionale per salvarla sia da parte dell’Unesco, che a Parigi ha il suo quartier generale, sia da Amnesty International. Il presidente Macron ha manifestato la sua solidarietà dichiarando “essenziale e universale” la lotta di Narges contro l’oppressione delle donne. Nella Spagna di Pedro Sanchez, il ministro degli esteri Albares ha convocato l’ambasciatore iraniano a Madrid. Così il 12 maggio Narges è stata finalmente trasferita all’ospedale di Teheran e le è stata concessa la sospensione della pena. La fondazione, che porta il nome dell’attivista, l’ha comunicato alla stampa e ha aggiunto che, viste le sue condizioni di salute, ella non può tornare in carcere per scontare gli anni restanti della sua pena.

Narges Mohammadi durante una manifestazione

Narges Mohammadi, laureata in fisica ed ingegnere, è poi diventata vice-presidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani, lottando per le donne iraniane contro l’uso dell’hijab e sostenendo la campagna contro la pena di morte. Nonostante sia stata arrestata e incarcerata più volte dalle autorità iraniane, non ha mai desistito dalla sua lotta. La prima condanna, ad un anno di carcere, risale al 1998, per aver criticato il governo. Nell’aprile 2010, convocata presso la Corte Rivoluzionaria Islamica per la sua adesione al Centro dei Difensori dei Diritti Umani, è stata rilasciata con una cauzione di 50.000 dollari, per poi essere arrestata qualche giorno dopo e inviata nella prigione di Evin.
Nel maggio 2016 è condannata a più di 30 anni di reclusione e a 154 frustate per aver fondato e gestito «un movimento per i diritti umani che si batte per l’abolizione della pena di morte» e per l’opposizione alle leggi della Repubblica Islamica. Nel dicembre 2019 ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro gli omicidi dei manifestanti, ed è stata picchiata e ferita con un vetro dal direttore del carcere di Evin e dalle guardie; poi è stata trasferita nel carcere di Zanjan.
Rilasciata nel 2020, ritorna in prigione nel 2021, dove da allora ha denunciato gli abusi e l’isolamento di donne detenute. A Narges, secondo Amnesty International, sono state negate in prigione le cure mediche per le sue patologie croniche soprattutto ai polmoni e al cuore.
L’Unione europea ha condannato la persecuzione contro l’attivista: «l’UE invita l’Iran a rispettare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale e a rilasciare urgentemente la signora Mohammadi, tenendo conto anche del deterioramento delle sue condizioni di salute». Grazie alle pressioni internazionali le sue condizioni di detenzione sono un po’ migliorate, ma nell’agosto 2024 ha subito una nuova aggressione fisica da parte delle guardie.

La prigione di Evin bombardata a giugno 2025 dagli israeliani

Il 6 ottobre 2023, mentre era in carcere, Narges Mohammadi è stata insignita del Premio Nobel per la pace «per la sua battaglia contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti».
Nel novembre 2024 è stata sottoposta ad un complesso intervento chirurgico alla gamba destra e ai primi di dicembre è stata rilasciata per tre settimane per motivi medici dovuti all’operazione, poi ha ottenuto un breve periodo di sospensione della pena e la detenzione familiare.
Il 28 gennaio 2026, la Narges Mohammadi Human Rights Foundation, insieme a molti altri intellettuali iraniani, ha pubblicato su Instagram che i massacri iraniani del 2026 sono stati un crimine contro l’umanità, di cui il massimo responsabile è la guida suprema dell’Iran Ali Khamenei. Nel febbraio 2026 un tribunale iraniano l’ha perciò condannata ad altri 6 anni di carcere per «gli attacchi all’unità nazionale, presa di posizione contro la Costituzione, coordinamento con la propaganda nemica, … e creazione di meccanismi sovversivi segreti». Dopo la nuova condanna è stata trasferita al carcere della città di Zanjan, dove le sue condizioni fisiche sono peggiorate, poi all’ospedale di questa città ed ora si trova finalmente in quello di Teheran, dove potrà avere cure migliori.
Possiamo solo sperare che Narges Mohammadi si riprenda e possa tornare in libertà. La sua lotta è un esempio di grande coraggio e determinazione che fa onore a tutte le donne.