
“Gatti neri e specchi rotti”, un libro di Elisabetta Moro e Marino Niola
Tra tanti saggi e articoli, ossessionati dall’attualità e spesso terribilmente ripetitivi, mi sono finalmente imbattuto nel bellissimo libro, nel bellissimo studio di Elisabetta Moro e Marino Niola “Gatti neri e specchi rotti. Perché siamo superstiziosi” (2025). Sono sempre stato affascinato da quella che chiamiamo superstizione che, pur così disprezzata e derisa da teorici e scientisti, rappresenta una cultura universale. Nel mio lavoro in giro per il mondo ho potuto constatare che tutti i popoli hanno le loro superstizioni dalla notte dei tempi. Finalmente due studiosi seri hanno dedicato a questo tema un ottimo studio complesso e documentato, arrischiandosi su un argomento così difficile.
Ho trovato bellissimo che quasi tutto il libro sia dedicato alla ricerca e alla classificazione delle diverse superstizioni che caratterizzano popoli diversi ma che accomunano tutta l’umanità. Naturalmente le più derise sono le donne, per poter come al solito dimostrare che sono le più ignoranti e le più stupide. Però poi si scopre che i grandi politici frequentano le cartomanti, che gli sportivi usano rituali scaramantici per propiziarsi la fortuna e che praticamente nessun ceto sociale, compresi i più colti, è immune da questa strana stupidità. Uno dei professori che ho seguito, grandissimo giurista del diritto internazionale, apprezzato in tutto il mondo, mi fece fermare l’automobile perché la nostra strada era stata attraversata da un gatto nero, fino a quando un ignaro motociclista superò quella linea di disgrazia. Era certamente un napoletano e infatti questo bellissimo libro dedica molte pagine alle superstizioni dei napoletani e alla loro passione per il gioco del Lotto, quando, attraverso la smorfia collegavano persone ed eventi della vita a numeri che potevano essere vincitori di questo gioco.

Totò fa lo jettatore nel film “Questa è la vita”
È significativo che gli autori dedichino solo poche pagine ai commenti mentre ci descrivono attentamente tutte le superstizioni possibili, anche quando sono contraddittorie, come il gatto nero che è considerato un segno di fortuna da alcuni e di disgrazia da altri. Così uno specchio rotto deve essere buttato nell’acqua perché essa annulla gli spiriti maligni. Olio e sale erano certamente materie importantissime e rare per la vita durante molti secoli, ma avevano anche un contenuto sacrale, per moltissimi popoli del mondo.
Agli eventi annunciatori di disgrazie si rispondeva e tutt’ora si risponde, con amuleti, talismani e scongiuri. L’elenco di queste pratiche può apparire noioso invece rappresenta la prova di una cultura universale, dell’eterna esigenza degli esseri umani di trovare una spiegazione per ciò che è inspiegabile. Gli animali ci hanno sempre aiutato a prevedere grandi disastri naturali, come terremoti ed eruzioni vulcaniche. Ancora non sappiamo perché siano più bravi di noi, ma quante cose ancora non sappiamo? Alcune ce le ha spiegate la scienza, ma molte altre restano ancora misteriose e la superstizione è un modo universale per cercare spiegazioni, cercare un aiuto contro i nostri mali che possono essere malattie o la semplice invidia delle altre persone che consideriamo malocchio.
Mi viene però il sospetto, anche leggendo i ringraziamenti finali, che questo sia un libro ispirato e scritto da donne, non perché sono stupide e ignoranti, ma perché possiedono una sensibilità e una visione delle persone e delle situazioni della vita, che spesso non fanno parte del più limitato pensiero maschile.
La scienza corre dietro agli eventi della vita e spesso è riuscita a darcene spiegazione e terapia costruendo nuove scienze come la psicanalisi e la psicologia. Ho l’impressione però che l’individualità delle menti e delle emozioni continuerà ad appartenere al nostro essere individuale, e quindi quella che chiamiamo superstizione, non morirà mai, soprattutto per il nostro bisogno di aiuto nelle molte fasi del viaggio della vita.
