Papa e Antipapa

Accade l’incredibile. Donald Trump attacca il Papa americano frontalmente. Il presidente degli Stati Uniti, 79 anni, scrive parole pesantissime su Truth, il suo canale social. Il pontefice nato a Chicago 70 anni fa è «terribile».

Trump attacca il Papa, Donald Trump vestito da Papa, l'immagine virale postata dai social della Casa Bianca

Donald Trump vestito da Papa, l’immagine virale postata dai social della Casa Bianca

I rimproveri ruotano tutti su contestazioni politiche: «Papa Leone è DEBOLE sulla criminalità, ed è pessimo in politica estera». Al presidente americano non sono per niente piaciute le critiche di Leone XIV dei mesi scorsi alla guerra in Iran e in Libano, all’attacco degli Usa al Venezuela, ai desideri di onnipotenza dei governanti. Roberto Prevost, primo papa statunitense della storia, ha lanciato ripetuti appelli alla pace, alla fine delle stragi causate in Medio Oriente e in Terra Santa, la patria di Gesù Cristo, pur senza fare il nome di Trump.
Il 47° presidente Usa indossa quasi i panni del Papa per attaccare Leone XIV (forse non a caso nei mesi scorsi si è fatto raffigurare, tramite l’Intelligenza artificiale, vestito da sommo pontefice di Roma). Contrappone al Papa il fratello tifoso di Maga, il movimento conservatore dei fedelissimi del presidente: «Mi piace molto di più suo fratello Louis rispetto a lui, perché Louis è totalmente Maga. Lui ha capito tutto, e Leo no!».
Seguono i consigli, quasi degli ordini, come facevano gli imperatori del Sacro Romano Impero nel Medioevo: «Leo dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico». Rivendica, come facevano gli imperatori, il merito di aver determinato la sua elezione a successore di San Pietro alla guida della Chiesa Cristiana: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa incredibile. Non figurava in nessuna lista degli eleggibili ed è stato scelto esclusivamente perché americano, perché si riteneva che fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano».

Papa Leone XIV

Lo scontro sommerso da mesi alla fine è venuto a galla: Trump attacca il Papa. I giornalisti chiedono a Leone XIV nell’aereo che lo porta in Algeria: ha paura? Il pontefice, andato ad Algeri per parlare di pace e di dialogo tra le religioni, risponde serafico: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui». Smentisce di fare politica, e rivendica il diritto-dovere di parlare «come costruttori di pace». Sono le sue posizioni, non certo trumpiane, da quando fu eletto Papa l’anno scorso.
Però vuole evitare una “corrida” con il presidente americano: «Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui». Ma insiste sul suo dovere di difendere i poveri, gli immigrati, le vittime delle guerre. Respinge l’idea di strumentalizzare la religione con fini di potenza, di potere, di denaro: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi.

Aula della Camera dei Rappresentanti Usa

Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore». A gennaio aveva lamentato: «La guerra è tornata di moda». L’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, il cardinale Cristophe Pierre, era stato convocato al Pentagono che aveva espresso la propria irritazione. La notizia riportata da alcuni giornali era stata però smentita sia dall’amministrazione Usa sia dal Vaticano.
L’attacco di Trump al Papa però non va a segno: è totalmente respinto dalla Chiesa Cattolica. In particolare la Chiesa Cattolica Usa, riunificata da Papa Prevost, lancia dure critiche al presidente americano e lo invita a chiedere scusa. Monsignor Paul S. Coakley si dice affranto per le «parole così denigratorie sul Santo Padre». Il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti lo sollecita a non commettere gravi errori: «Papa Leone non è un rivale, né un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime». Ma Trump insiste: «Non mi scuso» perché «il pontefice sbaglia su alcune cose». 
Siamo davanti a “scomuniche” reciproche tra il Papa americano e il Presidente americano. Un po’ come avveniva nel Medioevo c’è una lotta tra Papa e Antipapa. Il confine tra Stato e Chiesa diventa confuso. Rischia di saltare il motto di Cavour di «Libera Chiesa in libero Stato».
Chi vincerà? L’interventismo offensivo di Trump contro il Papa americano certo non fa guadagnare consensi al Presidente americano che già da tempo vede andare a picco gli indici di fiducia dei cittadini statunitensi verso di lui. E a novembre ci sarà la resa dei conti, quando negli Usa si voterà per eleggere gran parte del Parlamento.