
Una spiaggia di Orosei
Unico settore in forte crescita in un’economia regionale stagnante, il turismo sardo ha un valore di quasi 4 miliardi di euro l’anno, che diventano 32 se aggiungiamo l’indotto. Purtroppo adesso il boom rischia di sgonfiarsi. A causa di fattori esterni (guerre e crisi energetica) ma anche per una serie di problemi ormai cronici che i governi dell’Isola non hanno affrontato sul serio.
Cominciamo dagli ultimi dati del boom turistico in corso. Se il 2025 ha segnato il miglior risultato di sempre, con un aumento del 15 per cento su base annua e oltre cinque milioni di arrivi, tra l’altro in maggioranza stranieri, le prenotazioni del 2026 lasciano prevedere un ulteriore aumento a due cifre. Sempre al netto di fattori esterni, a fine anno è prevista una crescita del 12 per cento circa.
Il problema è che di fronte a un mercato così promettente, alberghi, ristoranti e strutture turistiche non riescono a trovare il personale necessario per andare avanti.

Una spiaggia di Villasimius
Secondo le stime delle associazioni di categoria, quest’estate mancherà all’appello almeno il 40 per cento della manodopera. In turismo sardo, in Sardegna mancano sempre più camerieri, baristi, addetti di sala e personale di supporto al turismo. Le imprese della ristorazione, soprattutto nelle località balneari, sono in allarme dall’inizio dell’anno. La sensazione diffusa è che l’estate 2026 dovrà affrontare un tasso di irreperibilità della manodopera drammatico.
Gallura e Costa Smeralda rappresentano ovviamente il cuore del problema. Ma adesso anche nel Nord-Est dell’isola la carenza si fa sentire. Olbia, Arzachena, San Teodoro e Golfo Aranci sono i comuni più colpiti. Ma nemmeno Alghero e tutta la Riviera del Corallo se la passano bene. Qui la stagione si allunga sempre di più mentre il personale diventa più scarso.

Il tramonto sul mare di Olbia
Per non parlare del cosiddetto polo del lusso. Tra Porto Cervo e Baja Sardinia molte strutture cercano affannosamente personale qualificato e multilingue e non sanno più come far fronte alle richieste della loro ricca clientela.
Passiamo al Sud della Sardegna. In località come Villasimius, Pula, Chia e Costa Rei è la stagionalità estrema a rendere difficile trovare personale disposto a trasferirsi per pochi mesi.
E qui arriviamo alle vere cause di questo fenomeno ormai strutturale. La carenza di personale nel settore turistico ha molte ragioni. Tutte legate tra di loro. Vediamo quelle principali. Stagionalità breve: in molte zone si lavora solo 3–4 mesi l’anno, troppo pochi per garantire stabilità. Affitti costosi: in località come San Teodoro e in Costa Smeralda affittare una stanza può costare più dello stipendio. Salari: troppo bassi e poco competitivi rispetto a quelli di altre destinazioni europee. Contratti: spesso irregolari e poco chiari, scoraggiano la manodopera qualificata.
Ma i salari bassi e il caro casa sono grandi questioni irrisolte che tirano in ballo la politica. E quindi il fallimento dei troppi governi di ogni colore che da anni in Sardegna continuano a galleggiare. A vivere alla giornata senza affrontare quei ritardi e quegli squilibri che adesso rischiano di sgonfiare anche l’insperato boom del turismo. D’altra parte non è un caso se i giovani continuano ad abbandonare l’Isola. Con la fascia 18-34 anni che già rappresenta quasi un quarto dei sardi residenti all’estero.
