L’assordante silenzio
di giornali e Tg
sul dramma carceri

Il carcere di Sollicciano

Un testo breve in quanto a dimensioni, pesante nel suo contenuto:
1) Operano «sovente in condizioni di estrema difficoltà, talvolta difficoltà insostenibili per le condizioni di sovraffollamento».
2) Una situazione che deriva dalle «condizioni strutturali degli edifici penitenziari».
3) «Vi si aggiunge una carenza di personale», la «carenza di alcune professionalità, come quelle sanitarie e quelle dei formatori».
4) Vi sono inoltre tanti problemi, «il primo dei quali è la piaga dei suicidi dei detenuti, che non si attenua. Ciascuno di questi casi è una sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti».
È il succo del saluto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 209° anniversario della Costituzione del corpo della Polizia penitenziaria.

suicidi dei detenuti, Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

Piaga: come spiegano i dizionari un dolore vivo e inconsolabile, motivo di profonda afflizione, grave danno, flagello, calamità…
Uno di questi dolori, di questi flagelli, si è consumato proprio nelle stesse ore in cui il presidente Mattarella parlava: a Torino un detenuto di 62 anni è stato trovato impiccato. Dall’inizio dell’anno ben 14 di queste piaghe, di questi flagelli; a cui bisogna aggiungere altri 35 decessi, rubricati con la dizione “altre cause”. Dal 1992 a oggi, ben 1.918 detenuti suicidi; ben 3.506 morti per “altre cause”. In totale, 5.424 piaghe, per usare la definizione del presidente Mattarella.
Frettolosamente, ritualmente, si riferisce di questa situazione nei telegiornali e nei giornali: una sintesi dell’intervento presidenziale, e via, «voltiamo pagina», ci si occupa di altro.
Si può chiedere ai mille conduttori delle mille trasmissioni di cosiddetto approfondimento politico di riservare finalmente uno spazio adeguato a questa “piaga”? I mille parlamentari, sempre pronti ad annunciare provvedimenti, perché si mostrano indifferenti e tacciono? Stesso discorso per opinionisti, rubrichisti, commentatori, tuttologi di rapido intervento, perché non si occupano di questa “piaga”, come l’ha definita il presidente Mattarella?
Non è la prima volta che il presidente Mattarella dice queste cose: le ha già dette in occasione del 208° anniversario, del 207° anniversario; sarà costretto a un ennesimo copia-incolla fra un anno, in occasione del 210° anniversario? Fino a quando canteremo la canzone “don Rafé” di Fabrizio De André: «ci si costerna, si indigna, si impegna / poi si getta la spugna con gran dignità»?