
Un drone ucraino in volo
Dopo quattro anni di guerra, centinaia di migliaia di vittime e indicibili sofferenze, l’Ucraina ha dimostrato non solo di saper resistere all’invasore russo ma anche di saper combattere una guerra. Compiendo poi un vero miracolo, è riuscita a sviluppare, sotto i bombardamenti, un’industria bellica moderna e una tecnologia che cambia il modo di fare la guerra.
Con l’ingegno aguzzato dalla necessità, Kiev ha creato una nuova generazione di armi accomunate da due caratteristiche apparentemente inconciliabili: tecnologia di punta e basso costo. La svolta è arrivata dopo i primi due anni di guerra, quando il governo ha deciso di rompere con lo schema della vecchia e costosa industria bellica ereditata dai tempi dell’Urss: grandi piattaforme per produrre missili pesanti, carri armati e aerei da trasporto. Al posto di quel complesso militar industriale ormai obsoleto è stato “inventato” un sistema completamente nuovo: agile, flessibile e decentralizzato per mettere a punto sistemi ad alta tecnologia, basso costo e rapida produzione.
In una recente intervista a The Atlantic, il colonnello Pavlo Yelizarov, fondatore della “Lasar’s Group” (l’unità speciale della Guardia Nazionale Ucraina diventata famosa per l’efficacia dei sui droni contro i russi) ha dato un’interessante chiave di lettura del salto tecnologico dell’industria bellica di Kiev. A un certo punto della guerra, ha raccontato, produrre localmente armi moderne e a basso costo è apparsa come una necessità per contrastare l’avanzata dell’invasore russo.

Colonnello Pavlo Yelizarov
Ed è questo secondo Yelizarov che fa la differenza. Ecco le sue parole: «Se le industrie belliche americane sono in gran parte mosse dal denaro e per loro è un lavoro e basta, da noi è diverso. Dall’inizio dell’invasione ordinata da Putin nel mio Paese c’è un’altra componente in gioco: la necessità di sopravvivere, che ci spinge ad avanzare il più rapidamente possibile…».
E così, pur dipendendo ancora molto dagli alleati occidentali per la fornitura delle armi più complesse, tipo missili e sistemi di artiglieria, l’industria della difesa ucraina registra una crescita senza precedenti. Simbolo di questa metamorfosi sono i droni a basso costo. Piccoli, veloci da produrre, spesso basati su componenti commerciali, i droni FPV sono diventati l’arma simbolo del conflitto. Venduti a poche centinaia di euro, possono neutralizzare mezzi corazzati costosissimi. Non a caso la produzione è triplicata in Ucraina e ci sarebbe già la “capacità tecnica” per produrne molti più degli attuali due milioni all’anno.
Il prossimo passo sarà quindi l’esportazione, come testimonia l’interesse per la nuova tecnologia bellica “made in Ucraina” manifestato da più d’un Paese alleato. In testa ci sono Germania e Inghilterra. Poi: Stati Uniti, Nord Europa, e almeno quattro nazioni del Medio Oriente. Intanto il governo di Kiev pianifica forme di cooperazione con paesi stranieri per attrarre capitali e creare nuove unità produttive all’estero. Operazione che deve essere già a buon punto se a metà febbraio scorso Zelensky ha potuto anticipare alla conferenza sulla Sicurezza di Monaco la produzione di droni in Germania e l’apertura di linee per costruirne a breve anche in Inghilterra.
