
Donald Trump balla agitando una spada
Sceriffo e bandito. Lo strano sceriffo Trump. La carabina Winchester e le pistole Colt 45. Sceriffi e fuorilegge sono i protagonisti di valanghe di film western americani impugnando queste armi. I ruoli sono chiari: lo sceriffo fa rispettare la legge, il bandito la infrange per rubare, rapinare e uccidere.
Donald Trump si presenta come uno strano sceriffo: dà mano libera agli agenti federali dell’Ice e della Border Patrol per le deportazioni di massa degli immigrati irregolari. Molte volte sono mascherati, senza divisa, senza un mandato di cattura. E scoppiano le tragedie: Renée Good e Alex Pretti, due cittadini Usa, bianchi, sono uccisi in due diverse manifestazioni a Minneapolis. Il 47° presidente degli Stati Uniti difende gli agenti ma gran parte degli americani parlano di abuso di potere. Protestano i democratici: il governatore del Minnesota Tim Walz, il sindaco di Minneapolis Jakob Frey, Barack Obama. L’ex presidente degli Stati Uniti indica «un campanello d’allarme» perché «molti dei nostri valori fondamentali come nazione sono sempre più sotto attacco». Ma anche molti esponenti repubblicani la pensano così e non come lo strano sceriffo Trump.
Difatti i cittadini scendono in piazza in molte città per protestare e in particolare a Minneapolis con meno 20 gradi sotto lo zero. La richiesta è di rispettare i diritti costituzionali di tutela della persona, di difesa della libertà di manifestare democraticamente. Subito scatta la sollecitazione ad allontanare l’Ice.

Proteste a Minneapolis contro l’uccisione di Renée Good e Alex Pretti
La mano dura nelle piazze, assieme all’aumento dei prezzi in particolare dei generi alimentari, non fa bene all’immagine di Trump. Sono scontenti sia i ceti popolari sia gli alti redditi e gli imprenditori pur privilegiati sul piano fiscale. Non è solo un fatto etico: i milionari statunitensi e di tutto il pianeta temono una destabilizzazione sociale causata dalle eccessive disuguaglianze. L’inquilino della Casa Bianca di fronte a una contestazione generale fa retromarcia e ammorbidisce la linea sulle deportazioni degli immigrati irregolari. Ritira dal Minnesota buona parte degli agenti dell’Ice e della Border Patrol. Altra marcia indietro c’è sul video razzista pubblicato su Truth: Barack Obama e la moglie Michelle, utilizzando l’Intelligenza artificiale, appaiono come delle scimmie. I democratici e molti repubblicani insorgono contro «l’inaccettabile» atto razzista. Trump prima cerca di replicare, ma poi il video è rimosso. Non solo. Giunge un’altra pesantissima sconfitta: la Corte Suprema cancella i dazi (secondo la sentenza le tariffe doganali non potevano essere imposte con una legge prevista per le emergenze nazionali).
Lo strano sceriffo Trump ha una impostazione autoritaria, cadute razziste e una linea imperialista. Non si fa scrupolo di violare in tutto il mondo leggi, regole, trattati, patti. È pronto a usare missili, droni e dazi nell’intero globo, al posto del Winchester e delle Colt 45, per difendere, sostiene, gli interessi economici e di sicurezza degli Stati Uniti.
Bombarda i siti atomici dell’Iran. Poi quando scoppia la rivolta degli iraniani contro il regime autoritario degli Ayatollah, repressa ancora una volta da Teheran nel sangue (secondo il settimanale Time sarebbero oltre 30.000 le vittime della repressione nelle strade solo tra l’8 e il 9 gennaio), interviene il presidente degli Stati Uniti: «Patrioti iraniani, continuate a protestare…Gli aiuti sono in arrivo!». Seguono le minacce di attaccare di nuovo l’Iran.

Nicolàs Maduro scende da un elicorreto Usa a New York
In Venezuela, invece, Trump fa intervenire direttamente le truppe americane. In una incursione improvvisa catturano il presidente Nicolàs Maduro e la moglie, li trasportano a New York per un processo con le accuse di narco traffico e terrorismo. Annuncia: «Gli Stati Uniti da oggi governano il Paese e lo faranno fino a quando sarà necessario». L’obiettivo è d’impadronirsi del petrolio venezuelano. Decenni fa Caracas nazionalizzò il greggio mettendo gli Usa in un angolo, la Russia e la Cina da tempo sono in competizione per egemonizzare l’economia del paese dell’America del Sud. Ancora in America Latina: si moltiplicano le minacce dello strano sceriffo Trump al Messico, alla Colombia, a Cuba.
Dall’America del Sud all’America del Nord. Trump da mesi, in maniera sempre più minacciosa, chiede di avere (con acquisto o con altri mezzi) la Groenlandia, un enorme paese ghiacciato al Polo Nord, territorio speciale della Danimarca, quindi alleato di Washington nella Nato. Fanno gola il petrolio e i metalli rari essenziali per l’industria dell’alta tecnologia posti sotto la calotta glaciale.

Donald Trump e Volodymyr Zelensky
Vuole contrastare la penetrazione russa e cinese (quest’ultima più insidiosa) che punta ad impadronirsi delle rotte marittime artiche con lo scioglimento progressivo dei ghiacciai. C’è il piccolo particolare non irrilevante: i governi della Groenlandia e della Danimarca sono pronti a rafforzare l’alleanza militare con gli Usa ma vogliono conservare l’indipendenza. Diversi paesi europei, a sostegno dell’indipendenza della Groenlandia, mandano dei distaccamenti simbolici di truppe. Ma lo strano sceriffo Trump non ci sta e aumenta i dazi Usa contro le nazioni europee corse in aiuto della Groenlandia. Sfiora lo scontro con gli alleati europei. Dice a Davos in Svizzera che non intende usare la forza o non una «forza eccessiva» per annettere l’Isola dei ghiacciai. Ma poi apre la porta a “un accordo quadro” (difesa affidata alla Nato e a basi militari Usa) e cancella i dazi alle nazioni europee che avevano inviato truppe. Il crollo delle azioni a New York assieme al dollaro e le reazioni decise dell’Europa (come quelle di Pechino ai superdazi a stelle e strisce) lo convincono alla marcia indietro sull’annessione.
L’Ucraina è infine l’ultimo problema ma certamente non l’ultimo per importanza. È al centro della revisione dei vecchi equilibri geopolitici. Vladimir Putin nel febbraio 2022 aggredì Kiev ma dopo quattro anni di durissimi combattimenti, centinaia di migliaia di morti e di feriti, immani distruzioni e lutti, la guerra ancora continua. Trump prometteva la pace in 24 ore ma così non è stato. Ondeggia tra Putin considerato un grande amico che lo delude e Volodymyr Zelensky che non può vincere («Non ha le carte»).
