Antonio Seguro vola nei sondaggi e sembra destinato a diventare il nuovo Presidente del Portogallo. Secondo l’ultima rilevazione sulle intenzioni di voto fatta dall’Università Cattolica, in vista del ballottaggio dell’8 febbraio prossimo, il candidato progressista dovrebbe vincere con il 70 per centro dei voti contro il 30 di André Ventura.

Il socialista Seguro vola verso la presidenza della Repubblica Portoghese
Il leader dell’estrema destra portoghese, secondo le odierne analisi sulle intenzioni di voto, infatti non riesce a ottenere nuovi consensi oltre quelli della sua base elettorale e se guadagna qualche punto percentuale rispetto al primo turno, lo fa solo riportando alle urne un po’ di elettori che a gennaio si erano astenuti.
Invece il socialista Seguro, percepito come politico in grado di unire il Paese, incasserebbe la stragrande maggioranza dei voti che il 18 gennaio scorso sono andati al liberale Cotrim, al socialdemocratico Marques Mendes e all’ammiraglio Gouveia e Melo. E così secondo le previsioni della Cattolica, l’8 febbraio Seguro dovrebbe raddoppiare i suoi consensi per diventare capo dello Stato portoghese con un risultato record: 70 per cento contro il 30 di Ventura.
Né il faccia a faccia televisivo tra i due avversari andato in onda la sera del 27 gennaio sembra aver cambiato la situazione. Anzi. Ha mostrato ai telespettatori un Ventura visibilmente innervosito per essere rimasto “orgogliosamente solo” dopo l’endorsement a Seguro arrivato da personaggi importanti del centro-destra, come l’ex capo dello Stato Cavaco Silva.
Vano è stato anche il tentativo del fondatore di Chega di collegare Seguro con l’attuale gruppo dirigente del Partito socialista. Che infatti ha consentito al diretto interessato una replica facile facile in cui ha ricordato di essersi candidato come indipendente, di avere le “mani libere” da qualsiasi “vincolo di partito” e di voler unire senza distinzioni tutti i democratici portoghesi.

Seguro favorito al ballottaggio con Ventura dell’8 febbraio
A leggere in chiave politica quello che sta emergendo dalle presidenziali in corso in Portogallo, la grande sorpresa è, a ben guardare, la morte dei vecchi partiti politici. La fine del sistema partitocratico che ha guidato il Paese dal 25 aprile 1974 a oggi. Con il Partito socialista e quello socialdemocratico che per mezzo secolo si sono alternati al governo.
Un cambiamento epocale, come è parso subito chiaro la notte del 18 gennaio di fronte ai risultati delle urne. Con la netta vittoria (31,1%) assegnata al socialista riformista Antonio Seguro, un pensionato della politica autocandidatosi perché il gotha del PS non lo avrebbe sostenuto. Poi la disfatta di Marques Mendes, il candidato presentato dal Psd, cioè dal partito che guida il governo, finito al quinto posto. Non contento della disfatta del suo candidato, Montenegro è riuscito a fare autogol anche in vista del ballottaggio dell’8 febbraio dichiarando che il PSD non avrebbe dato “alcuna indicazione di voto”.
Ma, come era prevedibile, numerosi personaggi in vista di area PSD si sono immediatamente affrettati dichiarare il loro voto per Seguro. D’altra parte, la neutralità dichiarata dal capo del governo socialdemocratico rappresenta un grande rischio politico. Perché può trasformarsi in un disco verde alla legittimazione democratica di Ventura. E quindi costare caro proprio all’attuale Psd. Con il trasloco di una parte del suo elettorato a casa di Chega…
