Trump scivola sulla Fed

Caro vita, gestione autoritaria della polizia, assalto alla Fed. Crescono le proteste contro Donald Trump dal basso e dall’alto della società Usa. Scendono in piazza gli americani contro l’inflazione che taglia i salari e contro la polizia che spara e uccide Renee Rachel in una pacifica manifestazione. Perfino Jerome Powell contesta Trump, il presidente della Fed, la banca centrale della super potenza americana.

Fed, Donald Trump e Jerome Powell

Donald Trump e Jerome Powell

Proprio Powell, 72 anni, divenuto un caso, rischia di far scivolare il presidente degli Stati Uniti, 79 anni. Il dipartimento della Giustizia ha avviato una indagine penale contro il capo della banca centrale per il costo della ristrutturazione della sede principale della Fed a Washington. Trump usa la clava: «Ha sforato per miliardi di dollari. Quindi, o è incompetente o è corrotto». E torna a chiedere decisi tagli ai tassi d’interesse.
Jerome Powell, scelto proprio da Trump per guidare la banca centrale, non l’ha presa bene. In un videomessaggio parla di intimidazioni dirette a minare l’indipendenza della Fed. Parla «delle minacce e delle pressioni» per ridurre i tassi d’interesse in modo da «seguire le preferenze del presidente».
L’inquilino della Casa Bianca da mesi insulta Powell («È uno stupido») e lo accusa di “timidezza” nel tagliare il costo del denaro per aiutare la ripresa americana mentre il presidente della Fed è stato ed è cauto per evitare una crescita dell’inflazione alimentata dall’aumento dei dazi sulle importazioni. Nello stesso tempo difende la tenuta del dollaro e dell’occupazione. Così si susseguono gli “spintoni” di Trump per liberarsi di Powell e insediare un altro presidente della Fed pronto a seguire le sue indicazioni.
Lo scontro è incandescente. Il mandato di presidente della Fed di Powell scadrà il 15 maggio e l’indagato non sembra intenzionato a dimettersi. Non solo. Farà parte del Board della banca centrale fino al 31 gennaio 2028 e potrà essere una “spina” nel fianco del suo successore.

Janet Yellen

Powell non è isolato, raccoglie forti sostegni. Janet Yellen, ex presidente della Fed e già segretaria al Tesoro con Joe Biden, si scaglia contro Trump. Lancia un’accusa pesantissima: «È la strada verso la Repubblica delle banane». In rivolta, fatto senza precedenti, ci sono tutti gli ex presidenti della Fed e buona parte degli ex segretari al Tesoro sia democratici sia repubblicani. Hanno firmato un manifesto per sostenere l’indipendenza della banca centrale. La lettera contiene la firma di Yellen e di icone della finanza come Ben Bernanke, Alan Greenspan, Hank Paulson, Timothy Geithner.
L’atteggiamento imperialista di Trump fa cilecca tra gli americani. Le azioni militari contro il Venezuela e la Nigeria non sembrano portare consensi. Stesso discorso vale per le minacce alla Groenlandia, all’Iran, a Cuba, alla Colombia; perfino ad alleati come la Ue.
Guai seri arrivano dal sistema economico tradizionale in affanno. La classe media e buona parte delle imprese statunitensi sono in forte sofferenza. Trump ha favorito quasi esclusivamente i giganti della tecnodestra, i signori dell’Intelligenza Artificiale e della Silicon Valley. Così il presidente degli Stati Uniti vuole giocare forte sulla riduzione dei tassi d’interesse per sostenere investimenti e occupazione e recuperare consensi. Il magnate di New York sente suonare l’allarme dello scontento popolare. Teme una batosta nelle elezioni di medio termine di novembre con la perdita della maggioranza risicata che detiene alla Camera e al Senato.