Pier Silvio vuole
superare Silvio

Pier Silvio Berlusconi decanta i suoi primati cominciando da quelli televisivi di MfE (Media for Europe): «…siamo l’unica multinazionale italiana nel mondo dei media. Oggi parliamo a oltre 220 milioni di persone». L’amministratore delegato MfE e non più solo di Mediaset, esalta in una intervista al Tg5 il successo dell’espansione europea della televisione privata italiana fondata dal padre Silvio.          

MfE, Pier Silvio Berlusconi

Pier Silvio Berlusconi

Berlusconi junior indica al principale telegiornale del suo gruppo i 6 gol segnati con la presenza in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Portogallo. Nella tv punta sull’intrattenimento (modello Ruota della fortuna che spopola in Italia elargendo premi anche di 200.000 euro) ma soprattutto su «sempre più informazione». Egli, capo di una grande televisione commerciale, indica invece proprio l’informazione (in crisi nei giornali e in tanti media) per sfondare nel difficile mercato televisivo per poi diffondersi nel digitale, come in tutte le altre tecnologie. Così traccia la rotta: «Ora questo sistema lo dobbiamo estendere dall’Italia alla Spagna, alla Germania, all’Austria, alla Svizzera e al Portogallo».
Ci riuscirà? Pensa di sì. Illustra l’orgoglio di aver trasformato “un sogno di mio padre” di anni fa in “una realtà” imprenditoriale. Fa un esempio. Trasuda soddisfazione perché la sua tv commerciale batte la Rai negli ascolti televisivi: «…per il terzo anno nella storia della televisione italiana gli ascolti di Mediaset sono in assoluto più alti di quelli del competitor che fa servizio pubblico».

Silvio Berlusconi

Torna in scena anche la politica. L’amministratore delegato di MfE non si ferma alla televisione, parla anche di politica europea. Insiste per rafforzare l’Unione europea perché «i singoli Paesi da soli sono troppo piccoli: non ce la possono fare contro i giganti economici delle grandi potenze mondiali». Si augura che «l’Europa esista, che lavori per crescere e anche, se necessario, che si difenda». Un discorso europeista netto, molto indigesto per Giorgia Meloni e Matteo Salvini alla guida di Fratelli d’Italia e Lega, i partiti della destra sovranista alleati al governo di Forza Italia.
Il profilo di Pier Silvio si avvicina così a quello del padre Silvio: l’imprenditore fondatore di Mediaset, di Forza Italia, unificatore per la prima volta del centro-destra italiano, ex presidente del Consiglio, dominatore per 30 anni della politica italiana o dal governo o dall’opposizione. Tuttavia il Cavaliere per 30 anni è stato il nemico numero uno della sinistra italiana, soprannominato il Caimano, mentre adesso è rivalutato e il suo posto sul podio dei nemici è stato assegnato a Giorgia Meloni.

Manfred Weber, Silvio Berlusconi e Antonio Tajani

La volontà di Berlusconi junior di emulare Berlusconi senior sembra forte. Non smentisce a più riprese la possibilità in futuro di scendere in politica come il padre («non lo escludo»). Ringrazia Antonio Tajani per il lavoro svolto in questi anni come segretario dopo la morte dell’ex presidente del Consiglio, ma torna a spintonarlo. Il bersaglio è direttamente Tajani: sollecita grandi cambiamenti in Forza Italia. Vuole «facce nuove» per la leadership e «un programma rinnovato» per un partito liberale e moderato ancorato nel centrodestra ma con spinte progressiste sui diritti civili. L’impostazione è dinastica. È quella di un partito padronale ancora più ferreo perché Berlusconi junior non ha nessun incarico in Forza Italia mentre Berlusconi senior deteneva il comando in quanto presidente.
Tajani per ora resiste. Dalla sua ha i risultati: non solo Forza Italia, considerata un partito personale del Cavaliere, non si è sfaldata dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi ma ha guadagnato voti divenendo il secondo partito del governo Meloni, sorpassando la Lega. Il segretario nel mirino dell’amministratore delegato di MfE temporeggia: «Tutti i consigli sono preziosi, utili e io sono in perfetta sintonia…Stiamo lavorando proprio per rinnovarci» anche «per far emergere sempre una nuova classe dirigente, giovane e nuova».
Circolano voci sulla probabile ascesa di Roberto Occhiuto come segretario al posto di Tajani nel congresso di Forza Italia del 2027. Il governatore della Calabria e vice segretario del partito scalda i motori: serve «una scossa liberale», in grado di «aprire un dibattito sui diritti civili». Sono temi cari sia a Pier Silvio Berlusconi sia alla sorella Marina, presidente della Fininvest e della Mondadori, molto più riservata.