Marlene Dietrich
magnetica incantatrice
di uomini e donne

Marlene Dietrich, Marlene Dietrich nel film L’Angelo Azzurro

Marlene Dietrich nel film L’Angelo Azzurro

«Già con la sola sua voce potrebbe spezzarti il cuore. Ma ha anche un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo». Con queste parole lo scrittore Ernest Hemingway colse il fascino di Marlene Dietrich.
Marie Magdalene Dietrich nacque il 27 dicembre 1901 a Schoeneberg, in Germania, figlia di una gioielliera e di un ufficiale di polizia scomparso prematuramente. La madre si risposò, ma il secondo marito cadde sul fronte orientale. La figura paterna mancò a Marlene e forse per questo cercò l’amore di uomini dalla forte personalità, come Josef von Sternberg, Billy Wilder, Orson Welles, Erich Maria Remarque, Gary Cooper, Jean Gabin e Burt Lancaster.
Aveva appena quattro anni quando cominciò a studiare il francese, l’inglese, il violino e il pianoforte ma fu poi costretta ad interrompere lo studio di questi strumenti musicali per uno strappo ai legamenti di un dito della mano. Dal 1907 al 1919 frequentò le scuole di Berlino e di Dessau e si diplomò come cantante all’Accademia di Berlino. Dal 1922 incominciò ad esibirsi nei teatri di Berlino e di Vienna.

Emil Jannings e Marlene Dietrich nell’Angelo Azzurro

Fu poi ammessa alla scuola di recitazione del Großes Schauspielhaus Berlino e ottenne piccole parti in alcuni film muti del regista Max Reinhardt. Il 17 maggio 1923 sposò l’aiuto regista Rudolf Sieber, da cui ebbe la figlia Maria Elisabeth. Nel 1929 fu la protagonista nel film Enigma, ma la fama le arrivò poco dopo, quando interpretò Lola nel film L’angelo azzurro con la regia di Josef von Sternberg. Fu il primo film sonoro del cinema tedesco e lei interpretò la canzone Lola Lola con una forte sensualità, anche perversa, e la stampa berlinese le riconobbe un grande talento.
Lei partì subito per Hollywood dove la Paramount le offrì un contratto di sei anni con uno stipendio iniziale di 500 dollari a settimana e aumenti fino a 3.500 al settimo anno, che l’attrice accettò col patto di poter scegliere il regista dei suoi film. Pensava a Sternberg e fu proprio Sternberg a scattarle la foto col vestito da yachtman, diffusa dalla Paramount per propagandare l’immagine di Marlene: La donna che perfino le donne possono adorare. E infatti le donne erano affascinate da lei.
Nella biografia dell’attrice, scritta dalla figlia Maria Riva, si racconta che Marlene sedusse Greta Garbo nei camerini della Compagnia del teatro di Berlino di Max Reinhardt usando solo la bocca, poi mise in giro la voce che la Garbo era grande lì sotto e che portava biancheria poco pulita.

Marlene Dietrich

La Garbo, tramite la sua amante Salka Viertel, informò la Dietrich che, se avesse parlato del loro incontro, lei avrebbe rivelato la sua relazione con il regista teatrale Otto Katz, venuto nel 1935 a Hollywood per dirigere il fronte stalinista della «Lega Anti-Nazi» sotto il falso nome di Rudolph Breda.
Gli smeraldi imperiali della Dietrich servivano, tramite Otto, a riscattare comunisti tedeschi dalle mani dei nazisti. Del resto la Germania non perdonò mai all’attrice di essersi trasferita in America. Ottenuta la cittadinanza statunitense, Marlene durante la guerra si esibiva davanti ai soldati e nel 1945 cantò davanti ai soldati americani in Germania la canzone che nel periodo bellico era stata trasmessa via radio a tutte le truppe dei vari fronti: Lili Marlene. Il disco dell’attrice ebbe un grande successo. La canzone ha ispirato il bellissimo film di Rainer Werner Fassbinder con Hanna Schigulla ed è stata cantata da famosi artisti tra cui la cantante italiana Milva, che ne ha dato una straordinaria interpretazione.

Marlene Dietrich, Marlene Dietrich nel film Marocco

Marlene Dietrich nel film Marocco

Il lesbismo di Marlene fu chiaro fin dal 1925 quando a Berlino organizzò, insieme alla cantante Claire Waldoff e a Margo Lion, delle riviste e un teatro – cabaret a contenuto lesbico. Marlene adorava Claire, che le aveva insegnato a cantare e con cui frequentava il Pyramide, un club di sole donne. Nella rivista Bocca a Bocca del 1927 Marlene cantava con Margo La canzone della migliore amica, un foxtrot con allusioni lesbiche che fu un successo. Le due cantanti alla fine della canzone gettavano al pubblico delle violette che avevano tenuto in mano durante l’esibizione.
Vestita da uomo, con cilindro e smoking, in una scena del film Marocco (1930) Marlene, mentre cantava all’interno di un locale, si chinò su una spettatrice e la baciò. Fu il primo bacio omosessuale della storia del cinema ma la sua interpretazione le valse la candidatura all’Oscar. Girò poi numerosi film negli anni Trenta, privilegiando la collaborazione con Sternberg con cui, però, i rapporti erano spesso tesi tanto che nel 1935 il regista decise di rompere con lei.
Innumerevoli furono le avventure di Marlene con amanti di ambo i sessi con grande scandalo della società americana di quegli anni. Il suo grande amore per Edith Piaf non fu mai corrisposto. La accompagnava ovunque, anche dai suoi amanti. In una foto del 1952, a Parigi, Marlene venne immortalata dal fotografo Nick de Morgoli mentre metteva le scarpe alla cantante in procinto di sposarsi. La lasciò solo quando lei cominciò a drogarsi. Marlene nella sua autobiografia del 1984 racconta: «Quando prese a drogarsi, cessai di esserle fedele. Era più di quanto potessi sopportare. […] Ero disperata. Le droghe non erano pericolose come quelle di oggi – non esisteva l’eroina né altre sostanze altrettanto dannose – ma erano pur sempre droghe e io rinunciai ad aiutarla. Il mio amore per lei persisteva ma era diventato inutile. […] Abbandonai Edith Piaf come una bambina perduta, che si rimpiangerà sempre, che porterò sempre nel profondo del cuore».

Marlene Dietrich e Gary Cooper nel film Marocco

Eppure Marlene aveva un pessimo carattere, come ci rivela la figlia Maria Riva nella biografia della madre di cui ricorda gli sguardi gelidi e che non rideva mai. «Era come una regina. Quando parlava tutti l’ascoltavano. Non ha mai fatto una fila in aeroporto, non hanno mai controllato il suo passaporto e rimaneva stupita dalla bruttezza delle persone comuni quando le vedeva in luoghi affollati… una terribile egoista, che parlava raramente con gli altri poiché ciò avrebbe implicato un certo interesse per le loro opinioni».
Dagli anni Cinquanta cominciò il declino della diva, ma lei continuava ad esibirsi anche come cantante. Nel 1954, su consiglio del commediografo Noel Conrad, Marlene si esibì in uno show dove intratteneva il pubblico e cantava le canzoni: fu un grande successo. Come attrice diede ulteriore prova del suo talento in Testimone d’accusa (1957) di Billy Wilder e in L’infernale Quinlan (1958) di Orson Welles. Marlene ottenne poi il David di Donatello per la sua performance nel film Vincitori e vinti di Stanley Kramer.
Dopo un’ultima apparizione nel 1979, nel film Gigolò, l’attrice si ritirò in isolamento nella sua casa parigina dove morì nel sonno il 6 maggio del 1992.
Ricordiamo questa icona del cinema hollywoodiano degli anni Trenta con le parole del regista Jean Cocteau: «Marlene Dietrich, il tuo nome è una carezza, il tuo cognome una frustata. Indossi pellicce e piume che sembrano appartenere al tuo corpo come le pellicce appartengono agli animali e le piume agli uccelli. La tua voce, i tuoi sguardi sono quelli di una maga incantatrice. Ma le maghe sono pericolose, quasi sempre nefaste per gli uomini che cadono nella rete dei loro incantesimi. Tu, invece, rappresenti e dai gioia di vivere. Il segreto della tua bellezza è anche il segreto del tuo cuore. E la frustata di quel tuo cognome, così duro da pronunciare, si stempera nella carezza di un nome dolcissimo».