
Greta Garbo
«Era eternamente grigio, in quelle lunghe notti d’inverno. Mio padre stava seduto in un angolo a scarabocchiare cifre su un giornale. Dall’altra parte della stanza mia madre rammendava vecchi vestiti logori, sospirando. Noi bambini parlavamo a voce bassa, o semplicemente stavamo seduti in silenzio. L’aria era carica di ansia, come se ci fosse un pericolo imminente. Serate del genere sono indimenticabili per una bambina sensibile». Così raccontava della sua infanzia Greta Garbo, nata Greta Lovisa Gustafsson a Stoccolma il 18 settembre 1905, che divenne una fra le più celebri dive della storia del cinema, soprannominata la Divina. Grazie al suo talento e al suo fascino fu apprezzata in film poi ritenuti dei classici del cinema, come Grand Hotel (1932), La regina Cristina (1933) e Anna Karenina (1935).
Greta era una bambina poverissima ma dotata di una leadership naturale: capobanda a scuola, preferiva però giocare da sola. Prima di lasciare a 13 anni la scuola, aveva diretto un gruppo di recitazione nel teatro scolastico sognando di diventare un’attrice. Aveva fatto vari mestieri, dall’addetta alle pulizie alla modella.

Greta Garbo nel film “La regina Cristina”
Poi si era iscritta alla Scuola Reale di Arte Drammatica dove fu notata dal regista Mauritz Stiller, che le diede dei ruoli nelle sue produzioni e diventò il suo manager. Aveva 17 anni: era bellissima e piena di speranze. Alla Scuola di Arte Drammatica, Greta conobbe anche un’altra persona, la futura attrice e regista Mimi Pollak.
Mimi Pollak aveva due anni più di lei, ma diventò subito la sua migliore amica. Entrambe si impegnavano molto con lo studio della recitazione ma, mentre Greta aveva un carisma straordinario, Mimi era meno appariscente e più portata per la regia. Niente lasciava supporre che tra loro ci fosse più di un’amicizia. Greta, dopo un ruolo nella commedia Peter the Tramp del regista Erik Arthur Petschler, ottenne una parte importante nel film The Saga of Gösta Berling diretto da Stiller. Il regista ottenne che il suo film fosse presentato a Louis B. Mayer, vicepresidente della MGM. Mayer apprezzò il lavoro del regista ma rimase colpito soprattutto dalla giovane Greta. Così Stiller volò negli Stati Uniti insieme alla sua pupilla ventenne che non parlava una parola di inglese. Dopo sei mesi, Greta riuscì a fare un provino alla MGM, che fu un successo, tanto che ottenne un contratto. Le pagarono l’apparecchio per i denti e le lezioni di inglese, le fecero perdere parecchio peso e le ridisegnarono le sopracciglia.

Greta Garbo in “Grand Hotel”
Mimi invece era rimasta in Svezia dove lavorò al cinema e in teatro come attrice, soprattutto al Dramaten, il teatro drammatico reale. Il suo nome non venne mai accostato alla Garbo che intanto faceva furore negli USA. Nel 1927 Mimi si sposò con l’attore Nils Lundell e nel 1948 diventò la prima regista donna del Dramaten dove mise in scena 60 opere teatrali. Mimi Pollak ha diretto cinque film ma non è mai diventata una star internazionale. Ebbe un ruolo in Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman, dove interpretò l’insegnante di piano, un ruolo oscurato da quelli delle protagoniste Ingrid Bergman e Liv Ulmann.
Greta non si sposò mai. Stava per convolare a nozze con l’attore John Gilbert, ma annullò tutto all’ultimo minuto. Sebbene sinceramente legata a lui, l’attrice non esitò a lasciarlo: indipendente ed autonoma, non desiderava legarsi a nessuno, principio cui tenne fede per tutta la vita. Durante gli anni Trenta l’attrice visse un’altra importante storia sentimentale con il direttore d’orchestra Leopold Stokowsky, con cui nel 1938 fece una romantica fuga d’amore a Ravello, sulla costa amalfitana.
Si vociferava di relazioni sentimentali con Josephine Baker, con Louise Brooks, con Marlene Dietrich e con la poetessa ispanoamericana Mercedes de Acosta, considerata una delle “pioniere” del lesbismo negli ambienti hollywoodiani. Riservata fino all’eccesso, la Garbo non le perdonò mai di aver diffuso alla stampa informazioni sulla loro storia sentimentale e chiuse ogni rapporto con lei. In numerose lettere la poetessa implorò il suo perdono, ma l’attrice non cedette.

Greta Garbo nel film “Anna Karenina”
Greta mostrò così il suo riserbo e la sua indipendenza nella sfera privata.
Dopo la delusione per l’insuccesso del film Non tradirmi con me (1941), a soli 36 anni Greta Garbo si ritirò dalle scene e per il resto della sua vita condusse un’esistenza assolutamente riservata, cercando di evitare giornalisti e fotoreporter. Era ritenuta antipatica e scontrosa, anche perché la sua ultima dichiarazione pubblica era stata «Lasciatemi in pace». Stabilì la propria residenza a New York, in un lussuoso appartamento, restando affiancata solo dalla nipote e dai parenti. Amante e buona conoscitrice della pittura, aveva acquistato anche alcuni quadri di Renoir, uno dei suoi pittori preferiti. Greta morì a New York nel 1990 e nove anni dopo se ne andava anche Mimi Pollak.
Del legame tra Greta Garbo e Mimi Pollak non si sarebbe parlato se nel 2005, in occasione dei cento anni dalla nascita dell’attrice, non fosse uscito in Svezia il libro Bloody Beloved Kid, che conteneva le più belle lettere che le due donne si erano scambiate in 60 anni, conservate dal figlio di Mimi, Lars Lundell. Così si sono potute conoscere le parole d’amore appassionate che la Divina rivolgeva alla donna amata a distanza per decenni, che non era stata più corrisposta dopo una probabile relazione giovanile. Frasi struggenti come: «Sogno un giorno di vederti e di scoprire che tu pensi ancora alla tua vecchia amante. Ti amo, piccola mimosa».
Greta Garbo aveva detto all’editore svedese Lars Saxon quando l’aveva chiesta in moglie: «Rimarrò probabilmente sola per tutta la vita. ‘Moglie’ è una brutta parola».
