
Donald Trump e alcuni capi di Stato e di governo della Ue alla Casa Bianca
L’ultima bordata di Donald Trump contro l’Europa “in declino”, e portatrice di una “civiltà” destinata alla “cancellazione”, non va archiviata come una delle tante colorite dichiarazioni a cui ci ha abituato il presidente Usa con la sua retorica sopra le righe.
Si tratta infatti di un attacco prevedibile e che fa parte di un disegno politico. A dimostrarlo c’è il contesto in cui sono state pronunciate le parole contro Bruxelles: la conferenza stampa di presentazione della nuova strategia di sicurezza nazionale. Con l’intenzione dichiarata di ridurre l’impegno di Washington nella difesa europea.
Incredibilmente, questo cambio di rotta dell’antico alleato d’Oltreoceano ha colto di sorpresa molte capitali europee.

Nile Gardiner
E questo suona come un’ulteriore, paradossale conferma della fragilità delle nostre classi dirigenti. Che avrebbero dovuto drizzare da tempo le orecchie per capire cosa stava maturando nella destra politica americana. Almeno dalla primavera del 2022, quando fu lanciato il “Project 2025”, il programma politico pubblicato per intero nel 2024 dalla Heritage. E non stiamo parlando di un think tank qualsiasi, ma della più ricca, potente e influente fondazione conservatrice degli Stati Uniti.
Con una sede che si trova a pochi passi dal Campidoglio, e un grande laboratorio dove vengono sfornati decine e decine di analisi e documenti ispirati a quella visione del mondo che – oggi – è rappresentata al massimo livello da Trump.
Ora, siccome l’Heritage non è un’ombra misteriosa, per prevedere l’attacco all’UE sarebbe bastato leggere le carte, le mappe, e le proposte confluite l’anno scorso nelle 900 pagine del “Project 2025”.

John Blundell
Qui l’Ue appare come un attore iper-regolatore, un freno alla competitività americana, un’entità politica che limita la sovranità degli Stati membri. Si tratta quindi di una visione che si sposa perfettamente con la retorica trumpiana. Come tutta la costruzione immaginata dall’Heritage, a cominciare dai tre pilastri su cui dovrebbe basarsi il governo della nuova destra Usa: rafforzamento dei poteri del presidente, soppressione degli anticorpi Costituzionali della democrazia americana e – appunto – smembramento dell’Unione europea.
E non è tutto. Perché le prime dichiarazioni degli uomini della Foundation contro Bruxelles risalgono a una ventina d’anni fa e quindi rappresentano ormai una vecchia e consolidata tradizione. Eccone un breve campionario: Dicembre 2006: «Dopo aver partecipato alla creazione dell’Ue adesso gli Usa dovrebbero lavorare alla sua scomparsa» (firmato John Blundell). Febbraio 2007: «La crescente centralizzazione politica dell’Ue rappresenta una minaccia per gli interessi Usa» (firmato Nile Gardiner). Dicembre 2018: «È ora di riconoscere che la Ue è un nemico dichiarato» (firmato Ted Bromund). Dulcis in fundo, ecco cosa scriveva a novembre del 2022 il presidente della Heritage Kevin Roberts: «Non esiste una cricca più pericolosa dei totalitari woke di stanza a Bruxelles…».
