Rousseau ha detto, ben prima dei figli dei fiori degli anni 1970: «La nature a fait l’homme heureux et bon, mais […] la société le déprave et le rend misérable.». Cioè la natura ha fatto l’uomo felice e buono, ma (…) la società lo ha corrotto e reso miserabile.
Questa teoria, che non è mai morta, è stata spesso citata come fondatrice del cosiddetto mito del ‘buon selvaggio’. Cioè quell’essere umano che viveva nella natura del mondo, mentre sarebbe stata la società, cioè la vita nella comunità degli uomini, ad averlo reso cattivo e infelice.

Interno della casa nel bosco di Palmoli
Il caso della famiglia di Palmoli, vicino a Chieti, ha posto alla nostra attenzione il comportamento di una famiglia che viveva nel bosco, in un casale nudo e senza servizi, per poter vivere a contatto con la natura, sottraendo, soprattutto i loro bambini, ad una società che i genitori ritenevano inaccettabile, per i suoi comportamenti, i suoi stili di vita e sicuramente tutto quello che si vede su internet.
Non è una novità che nella storia si sia pensato di migliorare o salvare la propria vita dalle tentazioni o dalle brutture del mondo, allontanandosene. Così facevano gli antichi eremiti, ma ci sono ancora conventi di clausura e molte comunità, come gli Hamish americani, che vivono al di fuori della società che li circonda rifiutandone i comportamenti, coltivando i campi in modo tradizionale –oggi diremmo ecologico- e curando le loro malattie con le piante.
Non voglio entrare nel disgustoso dibattito di quei politici che hanno subito propagandisticamente affermato la libertà delle persone, di vivere come vogliono e l’impossibilità dello Stato di intervenire sui comportamenti delle famiglie. In un paese civile esiste la giustizia e il provvedimento della giudice dei minori, che ha posto in una comunità sicura i bambini di quella famiglia, non solo è basato su analisi a lei fornite dai servizi sociali, ma ogni giudice nella sua discrezionalità e autonomia, ha il dovere di agire secondo i fatti che le sono stati proposti dai servizi competenti che hanno il compito e il dovere di valutare i comportamenti delle famiglie e il trattamento dei bambini.
È appena il caso di ricordare che ogni provvedimento di un giudice può essere contestato verso lo stesso giudice, ma che ci sono sempre altri gradi di giudizio, proprio perché occorre garantire che la legge sia stata applicata correttamente.

Il padre della famiglia del bosco di Palmoli Nathan Trevallion
Un politico serio avrebbe dovuto dire che la decisione di un giudice può essere sempre discussa, ma nel rispetto dell’istituzione che la gestisce e tenendo conto che essa può essere corretta o rivista proprio secondo il nostro sistema costituzionale. Invece oggi i politici cercano con ogni mezzo il consenso che vedono sui social media e serve loro soprattutto il rumore invece che la gestione corretta della società della quale dovrebbero essere responsabili.
È stato per me illuminante il bellissimo libro di Tara Westover L’educazione (2020). Questa scrittrice americana è vissuta in una famiglia molto simile a quella di Palmoli, mangiavano tutto quello che producevano, conservavano il cibo secondo i metodi antichi –lo faceva anche mia nonna-, si curavano con estratti vegetali prodotti da sua madre e rifiutavano le cure della medicina ufficiale, persino quando suo fratello rischiò di morire in un grave incidente accaduto lavorando col padre. Tara Westover, che oggi vive come tutte le altre donne americane nella società attuale del paese, racconta la sua storia senza però mai rinunciare all’amore per la sua famiglia, pur così diversa dal mondo nel quale oggi vive e lavora.
Nel mio lavoro in giro per il mondo ho frequentato tante piccole comunità nei paesi arabi e in Africa. Tutte quelle comunità si ritengono responsabili dei bambini e degli anziani, anche quelli che non sono loro parenti.
Non è la società umana che rende l’uomo cattivo e miserabile, ma una società individualista nella quale predominano la ricchezza e il potere, che trova anziani soli morti nei loro appartamenti da qualche settimana, o li esclude dalle famiglie, rinchiudendoli, quando se lo può permettere, in case di riposo, per quanto belle e lussuose.

Tara Westover
Però il problema vero è la reale possibilità di escludere gruppi di persone e soprattutto i più giovani dalla società che li circonda, con tutte le sue problematiche, difficoltà e degenerazioni. Queste comunità, come gli Hamish americani, trasportano i prodotti della terra con carretti trascinati da asini, ma se hanno un figlio miope rinunceranno a mettergli le lenti a contatto?
Mi viene sempre in mente una antica storia anche se, alla mia ragguardevole età, non mi ricordo chi l’ha scritta. Durante il Medioevo, la violenza e le guerre infestavano tutto il mondo, soprattutto quelle basate sulle religioni. Una piccola comunità che viveva in una valle, separata dalle altre, dalla natura, come fiumi e montagne, decise di chiudersi in se stessa per difendersi dal mondo esterno e restare nella loro adorata valle verde. Poi un giorno una ragazza trovò sul suo sentiero un ragazzo mezzo morto, con gravi ferite e, come fa sempre un vero essere umano, una vera donna, lo portò nella sua valle per curarlo. Quando il giovane si ristabilì, tornò di nuovo al suo mondo di prima. Così i suoi compagni entrarono nella verde valle, rubarono, stuprarono e uccisero, come allora accadeva quasi dappertutto.
Non c’è una verde valle che possa difenderci dalla società che abbiamo, della quale vorremmo accettare soltanto i benefici e i vantaggi, rifiutandone le storture e gli inutili oggetti che siamo indotti a comprare. Però la battaglia, soprattutto quella dei giovani, non deve essere quella di ritirarsi ma quella di combattere un individualismo triste e cupo che corrompe e distrugge il fondamento stesso della comunità umana.
