Ma certo: la questione è chiusa: almeno fino a quando, alla prima occasione non si riterrà di risquadernarla (può accadere prima di quanto si creda).

Giorgia Meloni e Sergio Mattarella
I capigruppo di Fratelli d’Italia al Senato e alla Camera Luciano Malan e Galeazzo Bignami, affidano all’agenzia ANSA una nota che al momento mette la parola fine al contenzioso aperto con l’incauto e loquace Francesco Saverio Garofani, consigliere per la difesa del presidente Sergio Mattarella: «Dopo il colloquio tra il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che hanno avuto modo di confrontarsi sulle notizie di stampa riguardanti le dichiarazioni del consigliere Garofani, Fratelli d’Italia ritiene la questione chiusa e non reputa di aggiungere altro». Poi, come di prammatica, l’assicurazione di una reciproca stima e «sintonia istituzionale tra il Quirinale e Palazzo Chigi».
Solo che non “simmo ‘e Napule, paisà”, non vale il “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”.
A quanto pare, delle “confidenze” esternate da Garofani erano a conoscenza in parecchi: informati da servizievoli mail il cui contenuto parola più parola meno, era simile a quanto pubblicato dal quotidiano La Verità.

Il Quirinale
In estrema sintesi, Garofani sostiene che, se il contesto politico resta quello che è, Meloni può continuare a “regnare” indisturbata; non solo: può legittimamente coltivare il sogno proibito di essere la prima donna a ricoprire la carica di Capo dello Stato. In quell’area, sussurra Garofani, non c’è nessuno di adeguato. Fin qui, nulla che non abbiano pensato (e paventato) in tanti, nei palazzi del Potere e tra l’opinione pubblica.
Nulla di strano che lo pensi anche un consigliere del Presidente Mattarella. Il problema, evidentemente, sorge per un paio di parole pronunciate secondo La Verità: se nel frattempo non interviene qualche “provvidenziale scossone”.
Che tipo di scossone? L’esito delle prossime elezioni in Campania, Puglie e Veneto appare scontato, nessuno “scossone”. Il referendum di primavera sulla riforma Nordio? Anche questo non dovrebbe riservare sorprese e “scossoni”. La magistratura, allora? Uno “scossone” sotto forma di imbarazzanti inchieste? Oppure?

Elly Schlein
Siamo al punto: una democrazia zoppa, dove la maggioranza non è bilanciata da un’opposizione che riesca e sappia essere tale.
La consapevolezza della debolezza e sostanziale impotenza politica dei leader del centro-sinistra. Opinione personale di Garofani, certo, esternata in un momento “privato”; ma del solo Garofani, o condivisa anche dall’entourage presidenziale? In quelle “confidenze” Meloni è descritta come una potenziale aspirante al post Mattarella, pericolo incombente che può essere scongiurato solo se interviene la “provvidenza” con uno “scossone”.
In tutto questo bailamme chi ne esce sicuramente con le ossa rotte? Elly Schlein e in generale il PD: non sono, è questo che in definitiva si dice, in grado di elaborare nulla di concreto che possa contrastare e sostituire Meloni e il centro destra. Per questo si confida e ci si augura secondo La Verità un “provvidenziale scossone”.
Cosa del resto confermata da un sondaggio reso noto da Di martedì, la trasmissione di Giovanni Floris: tra gli elettori del centrosinistra la maggioranza ritiene che sia Giuseppe Conte il leader capace di essere e fare “alternativa” (45 per cento); Schlein è seconda (34 per cento). Il 21 per cento non ha fiducia in nessuno dei due. E questi sono i loro elettori. Figuriamoci gli altri.
