
Il cinema di Alghero strapieno per vedere “La vita va così”
Tutto esaurito. Gli spettatori rimasti in fila davanti al botteghino del cinema devono rinunciare alla speranza di trovare posto. Succede all’ingresso dell’unica grande sala cinematografica di Alghero, verso le 18 di un qualsiasi martedì di novembre. Ossia nel tardo pomeriggio di un giorno feriale d’autunno, quando di solito si possono contare al massimo una ventina di spettatori.
A spiegare il miracolo di questo “tutto esaurito” può essere solo l’eccezionalità della pellicola in programmazione: La vita va così, il nuovo film scritto e diretto da Riccardo Milani ispirato a una storia vera, quella di Ovidio Marras. Dove è evidente l’identificazione del pubblico locale con la storia del vecchio pastore che difende la propria terra dalla speculazione edilizia. Prima rifiutandosi di venderla a qualsiasi cifra e poi combattendo una solitaria battaglia legale di dieci anni. Fino al 2016 quando arriva la sentenza definitiva con cui la Cassazione condanna il colosso immobiliare e blocca la costruzione del complesso turistico di lusso sulla spiaggia di Tuerredda, nel sud della Sardegna.

La spiaggia di Tuerredda
Il film, girato nei luoghi reali in cui si è sviluppata la vicenda, con paesaggi mozzafiato e fotografia all’altezza, rilancia il dibattito su un grande tema come la difesa dell’ambiente dalla speculazione edilizia, che in Sardegna più che altrove usa il miraggio dei posti di lavoro e dello sviluppo economico per ottenere autorizzazioni a costruire.
E se è vero che la presenza di attori noti come Diego Abatantuono, Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari ha contribuito ad attrarre un pubblico più ampio, alla fine è la storia locale a fare la vera differenza. Con un protagonista che buca lo schermo: Giuseppe Ignazio Loi, perfetto nella parte dell’anziano e testardo pastore. E pastore l’ottantaquattrenne Loi lo è sul serio, proprio come Ovidio Marras, morto a novantatré anni, nel 2024.

Ovidio Marras
Marras è diventato così un simbolo di resistenza contro la cementificazione e la speculazione immobiliare, valori che molti sardi sentono profondamente. E il successo del film nelle sale sarde dimostra quanto il pubblico locale si senta coinvolto in questa narrazione. La vita va così si trasforma infatti in un evento identitario per molti sardi, che vedono riflessa sullo schermo una parte profonda della loro storia e del loro spirito. L’Ovidio Marras raccontato dal film di Milani diventa un’icona, un simbolo perfetto del riscatto contro l’emarginazione culturale percepita da tanta parte del “popolo sardo”. Perché è la storia del vecchio pastore semianalfabeta, che arrivò a rifiutare i 700 milioni di euro offerti dal gigante immobiliare milanese per difendere la sua povera casa. Un furriadroxiu tradizionale, ultimo ostacolo alla cementificazione di 910.000 metri cubi di territorio costiero e natura incontaminata.
C’è solo da aggiungere che, il vero Ovidio Marras non volle diventare un simbolo, rifiutando fino alla morte le luci della ribalta, l’esposizione mediatica e il ruolo di personaggio iconico che in tanti gli chiedevano di rappresentare. Anzi. A chi gli chiedeva la vera ragione della sua battaglia rispondeva sempre con queste semplici parole: «Per me la vita era tornare ogni giorno a casa mia e continuare a lavorare sulla terra che era stata di mio padre e della sua famiglia…».
