Ci sarà il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Lo vogliono sia il centro-destra sia il centro-sinistra: il primo voterà sì, il secondo no. Paolo Barelli è il primo nel centro-destra a firmare la richiesta del referendum confermativo della legge costituzionale approvata dal Parlamento. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera firma «per convinzione e affetto verso il Presidente».

Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi
Il Presidente è Silvio Berlusconi che fu il tenace sostenitore della separazione delle carriere dei magistrati tra giudici e pubblici ministeri, ma non riuscì a realizzare la riforma. Giorgia Meloni adesso esulta: è «un traguardo storico». La presidente del Consiglio alza una delle bandiere storiche del fondatore di Forza Italia e primo riunificatore del centro-destra nella storia della Repubblica. Raccoglie una battaglia simbolo dei governi del Cavaliere ma lo fa con prudenza. Mette a verbale: una eventuale sconfitta al referendum non mette in discussione il suo esecutivo. Sono tanti gli ostacoli: l’Anm, Associazione nazionale magistrati, è fieramente contro.
Anche il centro-sinistra raccoglie le firme per la consultazione referendaria ma per ragioni opposte: vuole bocciare nello stesso tempo la riforma e il governo. Elly Schlein dice: la riforma «non tocca nessuno dei nodi cruciali per migliorare il funzionamento della giustizia in Italia». Ma in queste prime battute la mobilitazione del centro-sinistra è tiepida, la segretaria del Pd deve fare i conti con le divisioni interne. Anche il governo di destra-centro è diviso sul referendum ma trapela poco.

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi non è morto, almeno sul piano politico. La separazione delle carriere dei magistrati, il Ponte sullo Stretto di Messina, la riduzione delle aliquote Irpef al ceto medio per trent’anni hanno dominato le battaglie politiche del Cavaliere dal governo o dall’opposizione. Ora le tre questioni diventano i punti centrali dell’azione dell’esecutivo Meloni. Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati è pieno d’insidie: per molti metterebbe i pm sotto il controllo del governo, per altri invece aumenterebbe il loro potere. La consultazione potrebbe portare una brutta sorpresa per Meloni.
Se l’esito del referendum è incerto, il piano del governo per il Ponte di Messina non vive certo giorni tranquilli. La Corte dei conti boccia il progetto particolarmente caro a Matteo Salvini, vice presidente del Consiglio, ministro delle Infrastrutture, segretario della Lega. Attacca: sono «disperate invasioni di campo… quella giudiziaria è l’ultima casta rimasta in Italia che non vuole scollarsi dal suo potere». Rilancia: «Questi signori non ci fermeranno» e «…il Ponte si farà».

Giorgia Meloni alla Camera
La separazione delle carriere dei magistrati e il Ponte sullo Stretto di Messina sono due terreni scivolosi per Meloni. La riduzione delle aliquote Irpef, in teoria molto popolare, può scatenare un forte scontento. Potrebbe rivelarsi un boomerang quando emergerà che la riforma dell’Irpef porterà ai lavoratori e ai pensionati da qualche euro in più al mese a un massimo di 30-40.
Berlusconi si mosse tra grandi successi e dure sconfitte. La spuntò su alcune battaglie: promise e tolse l’Imu sulla prima casa. Gli italiani innamorati del mattone, in grande maggioranza proprietari della propria abitazione, furono felici. La coalizione di destra-centro, forse a corto di idee, rilancia tre iconiche battaglie dell’ex presidente del Consiglio. Così le battaglie di Berlusconi, a due anni dalla morte, sono ancora vive. «Silvio tecnicamente è quasi immortale», diceva Umberto Scapagnini, medico personale del Cavaliere insieme ad Alberto Zangrillo. Berlusconi muore nel giugno del 2023 ma detta ancora la linea a Meloni.
