Il pane non può aspettare. Il pane dà il segno a una vita e a un’epoca: se abbonda c’è prosperità e pace, se scarseggia c’è la fame e la guerra. Pier Vittorio Buffa parla del pane già nel titolo del suo nuovo libro, 277 pagine, Neri Pozza editore.

Copertina del romanzo “Il pane non può aspettare”
Il romanzo comincia subito con al centro il problema della penuria delle pagnotte. Aristide, giovane fornaio diciasettenne di Cabiaglio, esulta l’8 settembre 1943: «È finita, la guerra è finita, sono salvo». Ma già il 9 settembre si capisce che non è vero. Giungono notizie frammentate su civili e militari italiani schierati contro le forze naziste in difesa di Roma. Tre soldati italiani sbandati provenienti da Varese bussano alla bottega del fornaio: «Avreste del pane?». Ma, scrive Buffa, «i ripiani dietro il bancone sono vuoti». I soldati rivelano di essere rimasti senza ordini e il regio esercito si sfalda a Varese come in tutta Italia. Innocenta, la madre di Aristide, gli dà della polenta, gli fornisce dei vestiti e li ospita per la notte.
Il pane non può aspettare è un romanzo con protagonisti reali. Racconta la storia di Cabiaglio, il paese di origine di Buffa, un piccolo agglomerato di case alle porte di Varese. La narrazione è centrata dall’8 settembre 1943 al 6 maggio 1945: dall’armistizio dell’Italia con gli Alleati alla fine della Seconda guerra mondiale. La drammatica vicenda di Cabiaglio di quegli anni è lo specchio di quella più grande e buia di tutta l’Italia. È una nazione occupata e spezzata in due nella guerra civile tra fascisti e antifascisti, dalla lotta sanguinosa tra le truppe anglo-americane e quelle nazi-fasciste. È un paese devastato dalle bombe, dalle battaglie fratricide tra camice nere e partigiani, dai massacri.
A Cabiaglio succede di tutto: gli anti fascisti aiutano ad espatriare in Svizzera soldati americani e russi ex prigionieri, profughi ebrei, militari italiani sbandati. Le camice nere armate di mitra irrompono nel paese con retate, ispezionano le case, le spie fasciste del paese indicano chi e come colpire. C’è la paura delle bombe degli aerei tedeschi contro i partigiani asserragliati in montagna, della chiamata alle armi dei giovani fatta dalla Repubblica Sociale di Salò, della posta che con ritardo comunica i nomi dei ragazzi morti in Russia prima dell’armistizio.

Pier Vittorio Buffa
Ma c’è anche tanta solidarietà ed amicizia. Perfino tra avversari irriducibili, ex grandi amici. Vincenzo, una camicia nera salva da una retata e dalla fucilazione un suo caro amico d’infanzia. La gratitudine è forte ma Vincenzo resta un convinto sostenitore di Benito Mussolini. Innocenta, la madre di Aristide, dice: «Il mondo si divide in due», c’è «chi è dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata. E lui sta dalla parte sbagliata».
Innocenta ricorda bene il giorno in cui i fascisti picchiarono a sangue il marito Edo causandone la morte. La colpa di Edo era di aver criticato i sicari e i mandanti dell’assassinio di Giacomo Matteotti, deputato socialista, segretario del Partito socialista unitario.
L’autore parla del pestaggio a morte di Edo anche nel suo precedente libro La casa dell’uva fragola, il romanzo dedicato alla sua famiglia che visse in quella abitazione dalla metà del 1800. Nel Il pane non può aspettare Buffa in qualche passo parla ancora della Casa dell’uva fragola e delle quattro sorelle De Maria che vi abitavano nei terribili anni tra il 1943 e il 1945.
L’autore, giornalista di lungo corso, da quando è in pensione ha accentuato la sua attività di scrittore. In passato i suoi libri erano di storia, saggi, volumi dedicati ai mali della giustizia, alle Brigate Rosse. I suoi ultimi due romanzi hanno sempre per sfondo la storia ma sono legati alle sue radici famigliari, alla Casa dell’uva fragola (sembra che abbia ospitato anche Giuseppe Garibaldi), a Cabiaglio. Spiega: «Sì, sono molto affezionato a Cabiaglio. Mi piace parlare con le persone e scavare nelle vicende del paese». Anche la scorsa estate ha passato parte delle vacanze nella Casa dell’uva fragola a Cabiaglio. Così c’è stato quasi un raddoppio editoriale in chiave di radici famigliari. Ammette: «Il nuovo libro è una bilogia». Se ci sarà anche una trilogia si vedrà dopo la prossima estate.
