Galla Placidia imperatrice
del tramonto di Roma

Galla Placidia era figlia dell’imperatore romano Teodosio, che nel 380 emanò l’Editto di Tessalonica con cui il Cristianesimo divenne religione ufficiale di Stato. Fu una donna colta e raffinata, che governò abilmente spostandosi tra Costantinopoli, Roma e Ravenna.

Galla Placidia, Moneta con l'effige di Galla Placidia da Atlante Storico Istituto Geografico De Agostini Novara

Moneta con l’effige di Galla Placidia da Atlante Storico Istituto Geografico De Agostini Novara

Era una donna di fede e a lei viene attribuita la costruzione di numerosi edifici sacri a Ravenna, Milano e Roma.
In Placidia si riunirono due dinastie imperiali romane, quella valentiniana e quella teodosiana. Suo nonno materno era l’imperatore Valentiniano I; i suoi zii materni erano gli imperatori Graziano e Valentiniano II; entrambi i suoi due fratellastri (Arcadio e Onorio) furono imperatori. Ebbe due mariti: Ataulfo, re dei Visigoti, e Costanzo III, imperatore romano d’Occidente assieme ad Onorio. Furono imperatori anche il figlio di Galla, Valentiniano III, e suo nipote Teodosio II, figlio di Arcadio. All’inizio degli anni 390 Placidia ricevette il titolo di nobilissima, che le dava una dignità pari a quella dei fratelli, e delle proprietà con cui divenne economicamente indipendente.
Galla Placidia nacque intorno al 390 d.C. a Costantinopoli, poi seguì il padre in Italia insieme al fratello Onorio. Con la prematura morte della madre i due figli furono affidati alle cure di Serena, figlia di un fratello defunto di Teodosio e moglie del generale Stilicone. Pare che dalla cugina Galla Placidia abbia ricevuto un’educazione classica e che le sia stato insegnato anche a tessere e ricamare. Sia Onorio sia Galla Placidia erano a Milano all’inizio del 395, dove assistettero alla morte del loro padre; la leggenda vuole che l’imperatore abbia affidato i propri figli alle cure del vescovo Ambrogio da Milano.
In seguito Placidia si trasferì a Roma e qui rimase anche quando la città fu stretta d’assedio dai Visigoti nel 408 d.C. Dopo due anni di assedio, nel 410 d.C., i barbari riuscirono a entrare in città, saccheggiandola. Visse l’epoca dell’assalto dei barbari all’Impero Romano.

Il Palatino

Giovane e bellissima, la nobile fanciulla fu catturata e portata al cospetto del re dei Goti, Alarico, che rimase affascinato dalla sua bellezza e ne fece la sua amante. Galla rappresentava un ostaggio molto prezioso come figlia dell’ultimo imperatore romano. I Goti si diressero alla volta dell’Africa, ma appena fuori del porto di Reggio una terrificante tempesta distrusse la flotta. Il loro re morì, mentre Galla Placidia si salvò. Il comando delle truppe passò ad Ataulfo, che la portò con sé durante la campagna verso la Gallia. Placidia rimase a lungo prigioniera, finché nel 414 d.C. acconsentì a sposare Ataulfo. Fu Il primo matrimonio di un’erede imperiale con un barbaro: Galla Placidia sedeva su un trono indossando gli abiti da imperatrice romana, mentre Ataulfo era accanto a lei in posizione subordinata. Dopo il matrimonio, i due ebbero un figlio che fu battezzato con il nome del nonno: Teodosio. Il bambino morì pochi mesi dopo per cause naturali. Fu una perdita che Galla non dimenticò mai. Poco dopo anche Ataulfo morì assassinato. Al suo posto salì al trono Sigerico, ostile a Placidia, che la umiliò obbligandola a camminare per 12 miglia in processione davanti al suo cavallo.

Attila – Biblioteca Storica de Il Giornale

Sigerico fu presto sostituito da Vallia, che chiese all’Impero un cospicuo riscatto per la libertà di Galla. Il fratello Onorio pagò il riscatto e così lei tornò a Ravenna. Onorio si preoccupò di trovare un nuovo marito per la sorella e la fece sposare con il generale ungaro-croato Flavio Costanzo. Galla Placidia però non voleva vivere subordinata nel ruolo della buona moglie e aiutò il marito a regnare grazie ai suoi consigli strategici. Nel 421 d.C. anche il secondo marito morì e lei rimase sola coi suoi due figli, Valentiniano e Onoria. Insieme ai figli, Galla raggiunse Costantinopoli, ma, in seguito alla morte del fratello, dovettero mettersi nuovamente in viaggio e arrivarono a Ravenna, dove la nobildonna divenne reggente del figlio Valentiniano, il nuovo imperatore d’Occidente. In qualità di tutrice del figlio, che aveva solo sei anni, governò con grande astuzia ed equilibrio diplomatico giostrandosi tra le figure forti che la circondavano: Felice, Bonifacio ed Aezio. Quest’ultimo riuscì ad ottenere un trattato di pace con i Vandali, inaugurando così un periodo di pace.
Nel 437 Valentiniano compì diciotto anni, terminò perciò la reggenza di Galla, che comunque continuò ad esercitare una grande influenza a corte.
Nel 449 Onoria fu accusata di aver complottato con il proprio amante Eugenio per rovesciare Valentiniano. La congiura fu scoperta ed Eugenio messo a morte. Onoria si salvò grazie all’intercessione della madre, poi inviò il proprio servitore Giacinto dal re degli Unni Attila, per proporgli di sposarla. Attila accettò e chiese come dote metà dell’Impero Romano d’Occidente, ma Valentiniano rifiutò. Onoria ebbe salva la vita grazie a Galla, ma fu obbligata a sposare Basso Ercolano.
Quando i rapporti tra le due parti dell’Impero furono funestati dalla lotta tra ortodossia e monofisismo in Oriente, una lotta anche politica, Galla Placidia scrisse sia al nipote imperatore sia a sua sorella Pulcheria: chiese di tutelare l’unità della Chiesa in nome del primato di Roma come sede dell’impero e del pontefice (allora Leone I) ponendo così fine a quella lotta.

Il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

Galla Placidia morì il 27 novembre 450 a Roma dove fu sepolta, probabilmente nel Mausoleo Onoriano, noto come cappella di Santa Petronilla nell’antica basilica di San Pietro. Nel 1458 in quella cappella fu trovato un sontuoso sarcofago in marmo contenente due bare con all’interno due corpi, un adulto e un bambino, avvolti in vestiti intessuti d’oro. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che si potesse trattare dei resti di Galla e del suo primogenito Teodosio.
Secondo un’altra versione invece, quasi certamente una leggenda, la salma di Galla, imbalsamata per sua volontà, sarebbe stata portata a Ravenna e collocata in un sarcofago nel Mausoleo di Galla Placidia che, secondo gli storici, sarebbe stato fatto erigere da Galla tra il 417 e il 421 per farne un sepolcro imperiale.
Il mausoleo è inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. L’edificio con pianta a croce latina è di piccole dimensioni con una cupola nascosta da un tiburio a torretta quadrata all’incrocio di quattro bracci. In origine doveva essere collegato alla retrostante Chiesa di Santa Croce tramite un nartece (portico), andato poi distrutto. Entrando si è avvolti da un’atmosfera magica per le decorazioni in mosaico e per la luce dorata che filtra attraverso le finestre di alabastro. La parte inferiore è rivestita da marmi gialli, mentre la zona superiore è interamente ricoperta da mosaici che ricoprono pareti, archi, lunette e cupola.
Al centro della cupola, in un immenso cielo stellato, appare una croce latina dorata, simbolo di Cristo, e intorno i quattro Esseri dell’Apocalisse. Nelle lunette, invece, gli apostoli contornati da colombe e zampilli d’acqua, simboli della Grazia.
Nelle lunette a Est e Ovest, i cervi si abbeverano all’acqua sacra del battesimo mentre, nella lunetta di fronte all’ingresso, accanto a una graticola in fiamme, appare San Lorenzo Martire. Il mosaico più pregiato è il Cristo Buon Pastore tra le sue pecore. Le meravigliose decorazioni floreali e geometriche illuminano la penombra del monumento.
La cupola con il suo cielo stellato, sembra essere stata fonte d’ispirazione per il compositore Cole Porter per la creazione del noto brano Night and Day.