Flotilla, Pisacane
fu audace

Mi guardo bene dal criticare la saggezza e il realismo dell’articolo di Valter Vecellio, (pubblicato su Sfoglia Roma il 30 settembre, n.d.r.) che mostra soprattutto che a volte è più coraggioso rinunciare che continuare. Però mi sembra interessante proporre alcune osservazioni, che vengono dalla storia umana.

Pisacane, Carlo Pisacane - Enciclopedia Corriere della Sera Rizzoli Larousse

Carlo Pisacane – Enciclopedia Corriere della Sera Rizzoli Larousse

Gli esseri umani, individualmente o in gruppo, hanno spesso deciso di sacrificare la vita per una loro idea, per la loro visione del mondo, per ottenere cambiamenti. E spesso dobbiamo ai giovani qualche gesto che riterremmo pericoloso o addirittura folle, anche se ha avuto importantissimi significati nella storia.
«Eran 300, eran giovani e forti e sono morti»: questo è un celebre verso della poesia di Luigi Mercantini che ricorda il sacrificio di Pisacane e di un gruppo di giovani patrioti mazziniani nel 1857 a Sapri. Sapevano benissimo di essere incapaci di vincere contro l’esercito borbonico ma hanno preferito sacrificare la vita per un’idea. E molti irredentisti italiani, si sono battuti a rischio della vita per liberare le regioni del nord d’Italia dal dominio austriaco. Ricordiamo tutti Enrico Toti, zoppo, che lanciò la sua stampella contro il nemico, prima di morire.
Gli esempi si contano a migliaia nel corso della storia. E molti anarchici assassinarono re e capi di stato battendosi per le loro idee, come migliaia di martiri cristiani e, paradossalmente, anche i terroristi islamici e alcuni fondatori dello stato di Israele, compirono e compiono, atti violenti per le loro idee, giuste o sbagliate che siano.
Qualche mese fa sono stato invitato a Padova, ad una riunione di giovani membri del partito paneuropeo Volt, cui appartengo, per dibattere del tema Rearming Europe, oggi molto discusso. I giovani relatori si dividevano, come al solito, tra fautori del riarmo e pacifisti, secondo le due tendenze “geopolitiche” che dividono le società europee.

Leonida alle Termopili di Jacques-Louis David 1814

Invece le scelte umane, anche quelle più difficili, si possono riassumere in domande semplicissime, ma esperti, politici e giornalisti, propongono quasi sempre analisi complesse molte delle quali servono soltanto a fare audience o a riempire le pagine dei giornali.

A questi ragazzi ho raccontato la storia di Leonida: mi scuso per renderla un poco letteraria. Leonida tornò a casa verso sera, passando in mezzo a molti abitanti di Sparta, che vedendolo abbassavano la testa. Tornava dall’incontro con i rappresentanti delle altre città greche, coalizzate contro l’invasione dell’immenso esercito di Serse. Si sedette al tavolo della sua modesta casa, davanti a sua moglie, una di quelle indomabili donne spartane, che mandavano mariti e figli a fare la guerra dicendo «o con lo scudo o sopra lo scudo», cioè vincitori o morti. Lei lo guardava con occhi pieni di tristezza, ma da essi non scendeva neppure una lacrima. Quando si stesero insieme sul loro letto, lei continuò a guardarlo senza dire una parola.

Le barche della Flotilla navigano verso Gaza

Leonida sapeva bene quante volte Sparta si era scontrata con Atene e, nel nostro mondo, qualche cinico politico, avrebbe senz’altro pensato che lasciando passare Serse, o accordandosi con lui, i loro nemici ateniesi sarebbero stati finalmente puniti, per la loro arroganza e la loro comoda vita. Poi fissò di nuovo negli occhi la sua adorata compagna: sarebbe diventata la schiava sessuale di qualche persiano e i loro figli sarebbero divenuti piccoli servi. Leonida pensò quindi alla libertà e decise di ostacolare i persiani per permettere alla coalizione greca di prepararsi meglio. Sapeva che lo stretto passaggio delle Termopili non avrebbe fermato i persiani e, insieme a lui, i suoi 300 uomini avrebbero sacrificato la vita.
Le scelte degli esseri umani, quelle dei capi, ma anche delle persone più umili, rimangono semplicissime, anche quando si conoscono e si accettano le più tragiche conseguenze.
I ragazzi mi guardavano affascinati, altro che “geopolitica”, Leonida aveva ricordato loro l’immenso valore della libertà.
La domanda è semplice e universale: vale la pena di morire per conservare la libertà dalla brutalità e dalla ferocia dei tiranni, e oggi non c’è certamente solo Putin?
La scelta del mondo libero di noi europei alla fine si riduce a questa semplicissima domanda. Se, per pura ipotesi, qualcuno della Flotilla perdesse la vita per la brutalità di Israele, Netanyahu e i suoi avrebbero forse perso la più grande battaglia, che non si fa con cannoni e fucili, ma con idee e valori che nessuna guerra ha mai potuto vincere.