Kirk ucciso, clima
di guerra civile

Per motivi politici si spara con facilità negli Stati Uniti. L’assassinio di Charlie Kirk è solo l’ultimo gravissimo campanello di allarme di una guerra civile strisciante. Kirk, amico e prezioso consigliere di Trump per i problemi giovanili, è una pesantissima perdita per il presidente americano.

Kirk, Charlie Kirk

Charlie Kirk

Tyler Robinson, presunto omicida, è un ragazzo modello di una famiglia di destra. Negli Utah, Stato dominato dai mormoni, nessuno si aspettava quell’atto di mortale violenza e di odio politico contro Kirk. Su una pallottola del fucile di Robinson c’è scritto: «Ehi fascista, prendi». Su un’altra è incisa una strofa della canzone simbolo della Resistenza italiana al nazifascismo: «Bella ciao, ciao, ciao». Robinson è un giovane enigmatico e introverso: c’è chi lo colloca a sinistra e chi nell’estrema destra, ancora più radicale di quella di Kirk. 
Donald Trump si scaglia subito contro Robinson: «Spero che gli diano la pena di morte». L’America è spaccata in due dalla feroce contrapposizione tra i repubblicani di Trump e i democratici all’opposizione. È una storia che risale ormai a quasi 5 anni fa.

Assalto al Congresso Usa il 6 gennaio 2021

Il clima di guerra civile scatta il 6 gennaio 2021. Accade l’incredibile. Trump, concluso il primo mandato da presidente, accusa Joe Biden e il Partito democratico di brogli elettorali nel voto per la Casa Bianca. Immediatamente dopo un suo discorso incendiario migliaia di estremisti trumpiani vanno all’assalto del Congresso a Washington. Devastano il Parlamento ma non riescono a impedire la certificazione della vittoria di Biden e il suo insediamento a presidente degli Stati Uniti. Il bilancio dell’assalto al Congresso è di 5 morti. Ma il bilancio politico è ancora più grave: è ferita la democrazia americana. Il Partito democratico accusa Trump di tentata insurrezione, cioè di tentato colpo di Stato. È la stessa accusa di alcuni magistrati, ma il magnate di New York riesce a farla franca. Anzi, una volta rieletto alla Casa Bianca nel 2024 grazia tutti i suoi seguaci in carcere per aver dato l’assalto Congresso. La violenza e l’odio politico esplodono.
Ottobre 2022. Paul Pelosi, il marito della speaker democratica della Camera Nancy Pelosi, è aggredito a martellate sulla testa e sul corpo. Si salva per miracolo dopo un delicatissimo intervento chirurgico. Racconta: l’uomo con il martello penetrato in casa sua in California gli domanda «dov’è Nancy?». Sono le stesse parole scandite dai rivoltosi di Trump durante l’assalto del Campidoglio, il 6 gennaio 2021.

Donald Trump ferito nell’attentato a Butler

Luglio 2024. Trump è ferito a un orecchio durante un comizio elettorale per la Casa Bianca a Butler, in Pennsylvania. Si rialza con il viso intriso di sangue e alza il braccio destro con il pugno chiuso rivolgendosi alla platea dei suoi sostenitori: «Non mi arrenderò mai». Thomas Matthew, il giovane attentatore, è ucciso. Un morto e due feriti ci sono anche tra il pubblico. Due mesi dopo il candidato repubblicano scampa a un secondo attentato.
Novembre 2024. Trump vince le elezioni contro la democratica Kamala Harris in un’America divisa a metà. A gennaio 2025 s’insedia come 47° presidente degli Stati Uniti promettendo «un’età dell’oro». Mette in pratica tutto il suo programma elettorale populista  ma «un’età dell’oro» non si vede. Tra qualche marcia indietro attua “i dazi reciproci” contro tutti i paesi del mondo senza alcun riguardo per gli alleati occidentali come l’Europa, ordina le deportazioni di massa degli immigrati irregolari, riduce lo Stato sociale per i ceti popolari e abbassa ancora le tasse per i redditi medio alti. Non ottiene un cessate il fuoco né per la guerra in Ucraina né per quella in Medio Oriente.
I democratici e alcuni tribunali lo accusano di abuso di potere perché i suoi ordini esecutivi non rispettano il requisito di emergenza come prevede la legge. Con questi evita di sottoporre le decisioni ai voti del Congresso. Grandi manifestazioni di protesta si svolgono contro Donald Trump in tutte le città. È anche fischiato in uno stadio. Le proteste di piazza sono contro l’inflazione, la deportazione degli immigrati illegali, sono contro il Presidente che vuole diventare “un re” (per qualcuno si comporta da dittatore). Risponde mandando la Guardia Nazionale e i marines a contrastare le proteste di Los Angeles.

Manifestazione a Los Angeles contro Trump

Giugno 2025. Cresce il clima di guerra civile. Poco prima di Kirk è uccisa la deputata democratica del Minnesota Melissa Hortman e suo marito, inoltre sono feriti il senatore John Hoffman insieme alla moglie. Nell’auto del sospetto assassino sarebbe stato trovato un volantino ‘No Kings’ per le manifestazioni anti-Trump tenute sabato 14 giugno in tutti gli Stati Uniti. Ma l’inquilino della Casa Bianca non modera i toni, non fa marcia indietro: accentua le misure repressive cercando così di recuperare il calo di consensi popolari rilevato da vari sondaggi. Invia la Guardia Nazionale a presidiare Washington. Sostiene: la città è ostaggio della criminalità ma i dati sui reati in calo gli danno torto. Non solo. Minaccia di spedire l’esercito anche a Chicago, New York, San Francisco, Baltimora, tutte città amministrate dai democratici provocando la sollevazione dell’opposizione.
Agosto 2025. Dittatore? Il miliardario di New York respinge l’accusa ma in modo contorto: «Forse a molti americani piacerebbe un dittatore. A me non piacerebbe. Non sono un dittatore. Sono un uomo con un grande buon senso e sono una persona intelligente».
Con l’assassinio di Kirk si respira un’aria di guerra civile, un po’ come accadde in Italia 50 anni fa. Negli anni Settanta e Ottanta le Brigate Rosse e il terrorismo nero tentarono di dare una spallata alla democrazia. Le Br colpirono con omicidi mirati politici, giudici, poliziotti, economisti, giornalisti. I terroristi neofascisti usarono lo strumento delle stragi con le bombe. La democrazia italiana si salvò per un soffio grazie alle forze riformiste.