La ferocia di Netanyahu
perfino contro 30 ulivi

Certo, dinanzi al massacro di civili innocenti, donne e bambini, che il governo israeliano sta perpetrando a Gaza senza grandi reazioni concrete da parte dell’Europa, lo sradicamento di trenta ulivi da parte dell’esercito israeliano per punire un intero villaggio della Cisgiordania, non sembra così importante.

Cisgiordania, Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu

Si tratta però di una rappresaglia, di una specie di vendetta particolarmente vergognosa. Non solo gli ulivi sono alberi che caratterizzano il Mediterraneo, ma essi sono sempre stati un simbolo universale di pace. Gli ulivi hanno offerto agli uomini frutti commestibili, olio per migliorare i cibi, e uno dei più antichi combustibili per far luce nella notte.
Se si legge il recente libro di Lorenzo Kamel Israele-Palestina in trentasei risposte (Einaudi, 2025), si scopre finalmente che la Palestina non era nei secoli una landa arida e deserta, che solo i coloni ebrei hanno saputo coltivare. Palestinesi, ebrei, cristiani e molte altre comunità l’hanno abitata per secoli in una pacifica convivenza, dedicandosi a tutte le coltivazioni agricole tradizionali come il grano, la vite e l’ulivo. È vero che gli ebrei che hanno spodestato, più o meno violentemente le comunità locali, hanno dato all’agricoltura un impulso di modernizzazione con le tecniche più avanzate. Non riesco però a non pensare ad una Palestina, regione dell’Impero Ottomano, che aveva sempre vissuto di una agricoltura simile a quella del nostro sud e di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Soldati israeliani nella Striscia di Gaza

Sradicare trenta ulivi non è forse economicamente un danno gigantesco ma è una offesa ingiustificata, feroce quanto cieca, all’ambiente nel quale sono vissute tante generazioni di popoli diversi, con una propria storia e una propria cultura. La ferocia e la prepotenza di quella che oggi si manifesta come una vera conquista militare non ha risparmiato neppure trenta ulivi, anche se noi alla fine della messa della Domenica delle palme ritiriamo un ramoscello di ulivo che mia madre appuntava dietro un quadro in salotto. Oltre il massacro di innocenti anche quel ramoscello di ulivo non ci sarà più per quel paesino dimenticato.
È vero che la guerra produce ogni tipo di orrore e che il grande storico che ho prima citato mostra che stupri e violenze sulle donne sono stati compiuti anche dagli israeliani e persino nelle loro carceri di oggi contro le donne palestinesi.
Allora lo stupro di trenta ulivi completa il quadro di un orrore ormai consolidato e conferma la frase di Nietzsche «se guarderete troppo profondamente nell’abisso, l’abisso scruterà dentro di voi» (Al di là del bene e del male).