Occhio alle elezioni regionali d’autunno. Giorgia Meloni già all’avvio del suo discorso blandisce il Meeting di Cl a Rimini: «Voglio tributare il mio applauso a voi. Siete uno spettacolo». Riceve un’ovazione dalla platea di Comunione e liberazione. Vuole consolidare e ampliare i voti cattolici.

Giorgia Meloni al Meeting di Cl a Rimini
La presidente del Consiglio accarezza tutti i temi cari al mondo cattolico che un tempo votava Dc, poi Forza Italia e quindi in parte Fratelli d’Italia, il suo partito. Cerca di levare spazio a Salvini. Annuncia un «piano casa a prezzi calmierati» per le giovani coppie. Insiste sui valori della famiglia classica: «Non c’è nulla di moderno nell’affittare un utero». Caldeggia un più forte ruolo dell’istruzione privata: «L’Italia è rimasta l’ultima nazione in Ue senza una effettiva parità scolastica». Conferma la battaglia sulla riforma del premierato e quella sulle autonomie regionali.
Torna a sfidare i magistrati: «Andremo avanti con la riforma della giustizia nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati». La sfida è anche sui migranti: «Non c’è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di far rispettare la legge dello Stato italiano».
In politica estera sostiene la necessità di difendere l’Ucraina dall’aggressione della Russia. Sostiene il diritto all’autodifesa di Israele ma condanna «una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità mietendo troppe vittime innocenti arrivando a coinvolgere anche le comunità cristiane».

Tajani, Meloni e Salvini
Concorda con Draghi accolto prima di lei con grande calore al Meeting di Cl a Rimini. In particolare concorda con l’ex presidente del Consiglio sulla Ue «sempre più condannata all’irrilevanza geopolitica».
Il Meeting di Rimini non risparmia applausi e ovazioni a Giorgia Meloni ad ogni passaggio. Certo il suo intervento non contiene grandi novità. Politica interna, economia, esteri: tocca molti temi ma non lancia un’idea nuova per rilanciare il tran tran sfilacciato del governo. Il trasferimento dei migranti irregolari in Albania è un clamoroso flop, le riforme istituzionali hanno davanti un percorso lungo e difficile, i progetti del piano casa e per le scuole paritarie hanno bisogno di risorse e le finanze pubbliche sono boccheggianti (il governo sta cercando disperatamente di trovare i fondi per una piccola riduzione dell’Irpef in favore del ceto medio tartassato).
La vera novità di Meloni al Meeting è l’accelerazione e l’entusiasmo raccolto sui temi cari ai cattolici. Sembra di risentire, con toni moderati, la sua vecchia declinazione d’identità culturale e politica: «Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana». Meloni Biancofiore sembra virare più decisamente verso un moderatismo di stampo democristiano abbandonando il populismo di destra caro a Matteo Salvini.

Maurizio Landini e Elly Schlein
Siamo alla vigilia delle elezioni autunnali in sei regioni, Meloni rischia, è a caccia di voti. I risultati del suo governo di destra-centro non sono sfolgoranti: la crescita economica nazionale è minima; i salari sono bassi; il precariato è forte; le grandi aziende industriali sono in coma (vedi ex Fiat ed ex Ilva); le tasse sul ceto medio sono pesantissime; il vantato peso internazionale dell’Italia (sui dazi di Trump, la guerra in Ucraina e a Gaza) non si vede. Conta poco in Europa dove è tornato a dominare l’asse franco-tedesco e con gli Usa di Trump.
L’opposizione di Elly Schlein però incide poco. Il Pd cala nei sondaggi elettorali. L’ala riformista dei democratici proveniente dalle fila della Dc punta il dito contro tre errori della segretaria: 1) lo slittamento laicista, 2) la scarsa attenzione per il mondo cattolico, 3) il pencolamento a sinistra. La vera opposizione a Giorgia Meloni viene da Tajani e Salvini, gli alleati di governo in cerca di voti nelle elezioni regionali. I due vice presidenti del Consiglio, segretari di Forza Italia e della Lega, sono spesso in dissenso con lei su diversi temi internazionali, sociali ed economici.
L’esecutivo Meloni, con alle spalle tre anni di vita, è uno dei più lunghi nella storia della Repubblica italiana ma le nubi di tempesta all’orizzonte diventano sempre più forti per i contrasti interni. Chissà se riuscirà ad arrivare indenne alla fine della legislatura. Meloni non vuole rischiare. Al Meeting di Cl sceglie di “pattinare” senza inoltrarsi su nuovi progetti pericolosi.
