Altro che dazi di Trump! Sono soprattutto le “barriere interne” a penalizzare l’Unione europea. A portare alla luce il problema è stato Mario Draghi, nella sua ultima, spietata analisi delle cause del “declino” europeo. Della sua fragilità, del ruolo geopolitico marginale che oggi riveste.

Ursula von der Leyen e Antonio Costa
Come dimostrano sia l’irrilevanza di Bruxelles nei negoziati per la pace in Ucraina sia l’inerzia sul massacro israeliano di Gaza. La realtà è che l’Europa è assente da tutte le partite in corso sullo scacchiere politico internazionale. Ma il suo immobilismo è evidente anche in casa, dove non riesce a snellire la burocrazia che regna sovrana a Bruxelles e, quindi, non sembra in grado di modificare le troppe regole e regolette che ne penalizzano l’economia.
Poche settimane fa ho sperimentato di persona l’impatto delle “barriere” all’interno dell’Unione europea. È successo quando avevo deciso di vendere in Portogallo la mia auto con targa italiana. Dal momento che la macchina è attualmente a Lisbona e non potrebbe restare lì più di sei mesi consecutivi, ho pensato di evitare il lungo viaggio per riportarla a Roma e di metterla in vendita, appunto, in Portogallo. Immaginavo che in un paese membro dell’Ue come il mio non avrei dovuto affrontare grandi problemi per completare l’operazione. Falso. Perché dopo una rapida indagine ho scoperto una realtà completamente diversa.
Innanzitutto avrei dovuto cambiare la targa italiana con quella portoghese. E già questo per uno straniero anche se cittadino di un Paese Ue sarebbe stato complicato da una serie di passaggi burocratici (controllo, ispezione, revisione, eccetera).

Ursula von der Leyen e Mario Draghi
Ma il vero problema è che alla fine avrei dovuto pagare l’ISV, cioè l’imposta di immatricolazione sui veicoli. Una vera e propria tassa da cui come cittadino UE avrei dovuto essere esente, ma che in Portogallo mi avrebbero applicato comunque. In attesa dell’esito della causa in corso con la Commissione di Bruxelles che accusa Lisbona di discriminare i veicoli importati con targa UE. La vertenza è in corso da anni e non si sa quando verrà risolta. Intanto però l’ISV avrei dovuto pagarla e non sarebbe stata una spesa da poco. Perché l’imposta sull’immatricolazione è basata sul valore del veicolo, sulla cilindrata e sulle emissioni di CO2. E così, passata l’estate, dovrò rassegnarmi ad affrontare il lungo viaggio per riportare la mia auto in Italia dove potrò venderla senza balzelli.
Ma torniamo all’analisi fatta dall’ex presidente della BCE al meeting di Comunione e liberazione. «Per anni l’Ue ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e un grande peso nelle relazioni commerciali internazionali… Bene. Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata».
Quanto alle “barriere interne” contribuiscono pesantemente a indebolire l’Ue anche dal punto di vista economico. Il dato sconosciuto ai più è che gli scambi dentro l’UE vengono frenati da una serie infinita di ostacoli. Da una ragnatela di regolamenti, certificazioni, normative tecniche, regole, trattamenti fiscali differenti e imposte vere e proprie come l’ISV portoghese. In un insieme di balzelli che finiscono per rallentare il commercio interno penalizzando tutta l’economia comunitaria.
Secondo i calcoli dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale) le barriere interne all’Unione equivalgono a un dazio del 45 per cento sulla produzione e addirittura del 110 sui servizi. Un impatto enorme. Un danno largamente superiore a quello dei dazi imposti quest’anno all’Europa dagli Usa di Donald Trump.
