Il vertice Putin-Zelensky a Ginevra? Il mandato d’arresto contro Putin sarebbe un ostacolo formidabile ma appare e scompare. Anzi, scompare quasi sempre. Vladimir Putin gira senza problemi in tutto il mondo malgrado la condanna e il relativo mandato di arresto, fatto scattare nel 2023 dalla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja per la deportazione di migliaia di bambini dall’Ucraina. Non è mai stato fermato e arrestato.

Vladimir Putin
Il presidente russo lo scorso 15 agosto è ricevuto con tutti gli onori di un capo di Stato da Donald Trump in Alaska. L’obiettivo del presidente degli Stati Uniti è di ottenere un cessate il fuoco in Ucraina. Non ci riesce ma il vertice di Anchorage apre degli spiragli a dei negoziati di pace per la fine della guerra in Ucraina. Trump è un uomo dai modi spicci, dà una legittimazione politica allo “zar” gettando a mare la linea dell’isolamento internazionale voluto da Joe Biden, che aveva definito Putin “un paria” dopo l’invasione dell’Ucraina. Comunque il magnate di New York non ha problemi giuridici perché Washington non aderisce ai trattati che hanno dato vita alla Cpi.
Ma molte altre nazioni riconoscono invece la giurisdizione della Cpi e allora sorgono dei problemi. Ma solo in teoria. Appare chiaro quando la Francia e l’Italia propongono Ginevra per l’incontro bilaterale tra Putin e Zelensky per far marciare il difficilissimo processo di pace. La Svizzera riconosce il ruolo della Corte penale internazionale e ospita una sede dell’Onu, Berna dice subito sì al vertice tra il presidente russo e quello ucraino e Putin non rischierà l’arresto. Il perché è un capolavoro di equilibrismo giuridico e diplomatico. La Svizzera, annuncia il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, concede l’immunità quando una persona si presenti «per una conferenza di pace» e non «per motivi privati».

Donald Trump accoglie Vladimir Putin in Alaska
Qualcuno penserebbe all’avvocato Azzeccagarbugli dei “Promessi Sposi”, qualcun altro al realismo della politica internazionale davanti al capo di una super potenza nucleare. La prima sfida alla Corte dell’Aja viene dalla Mongolia. Putin va nel 2024 a Ulan Bator. Il paese asiatico riconosce la Corte ma non arresta Putin, anzi lo accoglie con tutti gli onori. Pesano i forti interessi della Mongolia con il potente paese confinante: sono forti i legami economici (in testa le forniture di energia) e politici con Mosca.
Il vertice Putin-Zelensky resta ballerino, ancora non si sa dove e seci sarà anche perché il Cremlino “frena”. Putin ha molte carte da giocare. Va molte volte a Pechino per definire strategie comuni con Xi Jinping e il presidente cinese, grande amico e alleato dello “zar”, lo accoglie sempre con calore. Ma tutti i leader del cosiddetto Sud del mondo ospitano il presidente russo senza problemi. Perfino Lula e Modi, i presidenti del Brasile e dell’India, grandi paesi democratici, di fatto sono vicini al collega russo contestando l’egemonia dell’Occidente. Il mandato d’arresto contro Putin è scomparso.

Xi Jinping abbraccia Vladimir Putin
Oltre a Ginevra girano i nomi di tante città per ospitare l’incontro tra Putin e Zelensky: Roma in Vaticano, Budapest, Vienna, Istanbul, persino Mosca candidatura provocatoria del Cremlino. Trump dovrà penare per ottenere il vertice Putin-Zelensky propedeutico ad un successivo summit con l’inquilino della Casa Bianca. Tiene troppo a vedere una soluzione politica per la guerra in Ucraina, un risultato essenziale per rinsaldare i suoi traballanti consensi in America e nel mondo.
Come finirà? Slobodan Milosevic fu condannato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità: l’ex presidente della Serbia e della ex Jugoslavia morì in prigione. Tuttavia Milosevic era stato il presidente di un piccolo paese sconfitto. Putin è il presidente della Russia, una super potenza nucleare, considerato da Trump il vincitore (anche se con qualche “ferita”) della guerra in Ucraina. Probabilmente alla fine Putin incontrerà Zelensky e successivamente si terrà un altro summit con al tavolo dei negoziati anche Trump. Lo “zar” con la piena legittimazione politica in tasca potrà trattare una soluzione del conflitto il più possibile vicina agli interessi di Mosca. Politica ed etica, soprattutto nelle vicende internazionali, molte volte percorrono strade divergenti.
