
La tendopoli di Rafah a Gaza
La piccola tregua di 24 ore “concessa” dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza è servita solo per allentare un po’ la pressione dei tanti che ormai bollano Netanyahu come “criminale di guerra” e chiedono di porre fine al massacro quotidiano dei civili.
Tra l’altro, secondo le Agenzie umanitarie, il numero di morti per malnutrizione è in forte aumento. Quella della Striscia assediata dai soldati di Tel Aviv è oggi una realtà dove mancano cibo, acqua e medicinali. Con gli ospedali al collasso e decine di medici arrestati in modo da bloccare il loro lavoro.
Ma a Gaza, dove è negato l’accesso ai giornalisti, non muoiono soltanto migliaia di civili, la cui sola “colpa” è di voler continuare a vivere nella loro terra, muoiono anche i valori fondanti dell’Occidente democratico. Cioè: la dignità, la giustizia, la solidarietà e il rispetto del diritto internazionale, che muoiono nel silenzio di chi avrebbe il potere e il dovere di intervenire. I Paesi cosiddetti democratici si limitano al massimo a qualche appello. In genere poche parole di condanna puntualmente accompagnate dal riconoscimento del “diritto” di Israele a difendersi dai terroristi di Hamas.

Donald Trump e Benjamin Netanyahu
La verità è che oggi, di fronte alla distruzione sistematica di Gaza, alla morte di decine di migliaia di civili, alla fame imposta come arma di guerra, l’Occidente “democratico” tentenna, giustifica, tace. Quella parte del mondo che a parole si erge a paladino dei diritti umani, che ha costruito la sua identità su principi universali, condannato genocidi, celebrato la memoria delle vittime dell’Olocausto, dopo aver promesso che non sarebbe successo “mai più”, oggi non fa nulla per contrastare il genocidio di Gaza.
Le cancellerie europee e nordamericane si limitano a dichiarazioni di circostanza, a inviti alla moderazione, mentre continuano a fornire armi, sostegno politico e copertura diplomatica a Israele, riducendo spesso il conflitto a una questione di sicurezza israeliana.
Gaza allora non è solo una tragedia umana. È anche lo specchio che riflette le contraddizioni dell’Occidente. La morte dei valori occidentali qui è una ferita aperta per la democrazia e quindi per tutti noi. Il genocidio in corso nella Striscia ad opera di chi ha subito l’Olocausto è il segnale che il mondo che abbiamo costruito sta cedendo. E la sola cosa che oggi resta della democrazia occidentale è la sua maschera: la retorica degli appelli.
