Tajani traballa. Pier Silvio Berlusconi, figlio del più famoso Silvio, lo molla. È proprio vero che la gratitudine non è più di casa negli affari come in politica. L’amministratore delegato di Mfe-Mediaset illustra ai giornalisti i nuovi palinsesti 2025 del gruppo televisivo privato fondato dal padre: dà anche un calcio a uno stinco ad Antonio Tajani.

Pier Silvio Berlusconi
Non è una buona idea, sostiene, quella di ridurre i tempi per concedere la cittadinanza italiana agli immigrati. Annuncia: il cosiddetto “ius scholae” proposto dal segretario di Forza Italia non è una priorità: «Sono più contro che a favore. Mi spiace per Tajani, perché so di dargli un colpetto». Loda Giorgia Meloni e il governo («È uno dei migliori in Europa»). Spinge per fare largo e nomi nuovi in Forza Italia. Indica la necessità di «nuovi leader».
Tajani ha lavorato bene ma non basta. Quando nel giugno 2023 muore Silvio Berlusconi, presidente e fondatore di Forza Italia, in molti danno per finito il partito cucito come un vestito su misura per lui. Quasi tutti gli analisti e i giornali prevedono il rapido sgretolamento del partito condotto al successo dal Cavaliere. Difatti comincia subito una fuga di dirigenti e di quadri di Forza Italia verso i lidi più promettenti di Fratelli d’Italia e della Lega. Tajani invece resta. Diventa prima coordinatore e poi segretario del partito centrista. Predica moderazione, prudenza. Critica i conati populisti di Giorgia Meloni e, soprattutto, di Matteo Salvini. Non gli piacciono le bellicose battaglie di destra e di estrema destra dei due alleati di governo, sollecita una politica di stampo liberale e cattolica, sul modello di Silvio Berlusconi.

Antonio Tajani
In molti puntano il dito contro le sue gaffes. Lo considerano poco brillante e scialbo come segretario, come vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri del governo Meloni. Certo non ha il fascino e il tocco magico dell’ex presidente del Consiglio primo federatore del centro-destra italiano frammentato, eppure prima tiene botta e poi miete successi. Addirittura supera la Lega con oltre il 9% dei voti nelle elezioni europee del 2024, ma anche in molte consultazioni amministrative a sorpresa “sorpassa” il Carroccio del turbolento Salvini, l’alleato di tutti i partiti dell’estrema destra europea.
Però a Pier Silvio Berlusconi non sembra andare bene. Così dà «un colpetto», come lo definisce lui, a Tajani. Non solo. Per ora nega di voler scendere in politica come fece il padre: «Io ho 56 anni, mio padre è entrato in politica a 58… Oggi non ne ho nessuna intenzione». Ma per il futuro tutto è possibile. Avverte: «Guardando al futuro non lo escludo: una sfida completamente nuova, perché no?».

Marina Berlusconi e Sergio Mattarella
Marina Berlusconi invece la pensa diversamente. La figlia maggiore del Cavaliere, presidente della Fininvest e della Mondadori, ha detto un anno fa al Corriere della Sera: «Per la politica ho un grande rispetto, la seguo dall’esterno, ma il mio posto è nelle aziende». Certo esistono sensibilità diverse: Marina è un alfiere dei diritti civili e di libertà. Però tutti e due i fratelli alla guida delle aziende chiave della Fininvest temono di perdere molti voti, di qui la “frenata” sullo “ius scholae”. Inoltre sia Marina sia Pier Silvio penserebbero che Tajani sia troppo appiattito su Giorgia Meloni.
Circolano varie indiscrezioni su una possibile sostituzione di Tajani al timone del partito. Vere, false? Vedremo cosa succederà. Tajani prende atto delle parole di Pier Silvio Berlusconi. Apre la porta alla discesa in politica del figlio del Cavaliere: «Con il nome che porta, se decide, quando deciderà, sarà sempre un fatto positivo». Non solo: è favorevole da sempre all’ingresso nel partito di «volti nuovi»; fa marcia indietro sullo “ius scholae”, anche per lui «non è una priorità».
L’intervento di Berlusconi junior pesa. Il segretario è contento perché «lui e il resto della famiglia tengono molto a FI» ma a sorpresa arriva una stoccata: un «partito non è un’azienda dove si può assumere il miglior manager» e Forza Italia è «un partito vero».
Molto è cambiato nella politica italiana da quando non c’è più Silvio Berlusconi. Forza Italia era giudicata da molti un “partito azienda”, un “partito personale” del carismatico Cavaliere. Adesso Pier Silvio e Marina considerano il partito (sempre finanziato dalla loro famiglia) ancora nello stesso modo, emerge una “successione dinastica”. Per Tajani, invece, ora è «un partito vero» e «questa è la grande novità».
