Clodia, in Etruria
“la via delle Terme”

Clodia, Le cascate delle terme del Mulino a Saturnia in provincia di Grosseto

Le cascate delle terme del Mulino a Saturnia in provincia di Grosseto

La Via Clodia o “via delle terme” è una delle prime strade consolari romane. Ebbe il compito di assicurare i collegamenti e i commerci con l’Etruria da poco conquistata da Roma. Era la via dell’acqua, perciò la via delle terme amate dai quiriti. Ce ne parla Maria Luisa Berti.
La Clodia era nota anche come “via delle terme”, perché raggiungeva diverse località termali e anche perché si riteneva terminasse a Saturnia.
I romani ebbero sempre interesse per lo sviluppo delle località poste sulle sorgenti minerali e termali, quali l’acqua Claudia presso Bracciano, l’Aquae Apollinaris Veteres (Bagni di Stigliano) e Novae (Terme di Vicarello), e vi costruirono i bellissimi impianti termali.
Le seguenti mansiones sono quelle indicate nella Tabula Peutingeriana. Alla giusta distanza da Roma per la prima e l’ultima tappa di un viaggio nell’attuale zona “La Storta”, dove la Via Clodia si separava dalla via Cassia, stava un’antica stazione di posta di cavalli situata su una curva della via Cassia al XVII km. La “Storta” nacque per motivi pratici: era collocata alla confluenza di varie strade come la Braccianese, la Formellese, oggi, e un tempo la Trionfale, e la Veientana.

Il Mausoleo romano vicino Blera in provincia di Viterbo

Sextum era hospitium per i viaggiatori, quando Ottaviano trasformò le rovine della vicina Veio in Municipio, nel I secolo a.C., dando impulso ai commerci lungo la consolare.
Compare su una lapide quando, nel 380 d.C., sotto gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio, fu costruito lo Stabulum (stalla) per il ricovero degli animali.
Careias (Galeria) era un avamposto di guardia etrusco per i territori meridionali, tra Veio e Cerveteri. Conquistata dai romani, venne poi abbandonata nel corso delle invasioni germaniche.
Dopo la mansio ad Nonas, presso Vigna di Valle, c’era quella di Forum Clodii, presso San Liberato di Bracciano, a circa 23 miglia a nord-ovest di Roma, sul lato occidentale del “Lago Sabatino” (Lago di Bracciano), ed era collegata alla Via Cassia a Vacanae (Baccano) da un ramo della strada a nord del lago in direzione di Trevignano Romano. Lungo lo stesso tracciato stradale (SP. Settevene-Palo) si può ammirare l’antico Vicus Aurelii (oggi Vicarello). Il borgo sorge sulle rovine di una grandiosa villa romana risalente all’epoca di Domiziano.

Le terme delle piscine Carletti a Viterbo

Nel 1367 il complesso fu distrutto e la proprietà passò agli Anguillara, che vi costruirono un proprio Casale, in seguito utilizzato dagli Orsini come casino di caccia. È probabile che l’antico insediamento corrisponda a quello attuale delle “Terme Apollinari”, presso cui sono stati infatti ritrovati importanti reperti archeologici: monete, piatti ed oggetti votivi di vario genere, tra cui quattro piccole coppe cilindriche sulle quali era inciso l’itinerario tra Roma e Cadice (Gades).
Seguiva Olera, l’antica città di Blera. Il borgo, arroccato su uno sperone di tufo, è contornato da necropoli rupestri etrusche. La Clodia qui attraversava alcuni tratti con alte pareti, ricavate nel cuore della roccia, note come le “tagliate etrusche”.
Marta, sul lago di Bolsena, compare nella Tavola Peutingeriana come una stazione della via Clodia e se ne precisa la distanza da Tuscania in 9 miglia, l’attuale distanza
Marta-Tuscania.
Dopo Maternum, forse Canino o Ischia di Castro, si trovava Saturnia, con le famose terme tuttora in uso. Oltre Saturnia il percorso con ogni probabilità si dirigeva verso mare, per congiungersi all’Aurelia nella zona di Cosa (Ansedonia), ma aldilà di Tuscania il percorso originario è praticamente sconosciuto.
In età imperiale la Via Clodia ebbe a decadere per la mancanza di manutenzione, come avvenne per tutte le strade dell’Impero.
La strada odierna che più ricalca il percorso della Clodia è la Claudia- Braccianese, che si dirama dalla Cassia all’altezza di La Storta.

Secondo articolo – Fine