
Appello di Pietro Nenni per la Repubblica da Almanacco Socialista 1892-1982 Psi
Il 2 giugno nei paesi d’accoglienza dei nostri emigrati si celebra dappertutto la ricorrenza. Il Tricolore e l’inno nazionale ci ricordano l’Italia che risorge moralmente ed economicamente dalle macerie della guerra. Mentre tutta l’Italia vede ancora una volta oggi sfilare le Forze Armate nella capitale il ricordo va ad un’altra Repubblica, quella romana del 1849, di Giuseppe Mazzini, quella delle speranze del Risorgimento per la quale, come disse Pertini, “con disperato valore” sfortunatamente si batterono i garibaldini e Giuseppe Garibaldi. Noi stiamo con ognuno di loro in questa nostra importante ricorrenza.
Un passaggio epocale, dalla dittatura alla democrazia, dalla monarchia alla repubblica.
Con il referendum indetto il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero, per la prima volta a suffragio universale, la Repubblica. Milioni di donne entrarono la prima volta in cabina elettorale in occasione del referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea costituente.

Vince la Repubblica – “Avanti!”- Almanacco Socialista 1892-1982 Psi
Un passaggio epocale, dalla dittatura alla democrazia, dalla monarchia alla repubblica. La strada per la pari opportunità fra uomo e donna inizia da noi con quella decisione inedita.
Oggi un italiano su tre non sa cosa si festeggi il 2 giugno. Le ragioni sono diverse. Nel 2025 appare evidente che è venuta meno quella ampia condivisione di valori costituzionali cui partecipavano tutte le forze politiche, esclusi gli sconfitti che avevano imposto la dittatura al paese.
È in atto un interessato revisionismo della nostra storia repubblicana che altera la verità storica e propone una lettura delle origini della Repubblica come il risultato di una lotta fra fazioni, come l’esito di una guerra civile.
C’è un deficit di memoria civile se una mediocre memorialistica ed una agitazione politica interessatamente revisionista prova a minare quel rapporto d’identità della nostra comunità nazionale con i valori di libertà e di giustizia sociale che sono alla base della nostra Costituzione.

Ignazio La Russa
Repubblica e Costituzione, permangono come l’effetto, che sappiamo non scontato, della lotta per la libertà del popolo italiano, dei comportamenti e delle scelte individuali e collettive di tanti italiani che in suo nome hanno scelto di battersi.
Quell’esperienza ci insegna come la libertà si conquista e si difende ogni giorno con la pratica quotidiana della democrazia, del dialogo, della tolleranza, della solidarietà. È quello che dobbiamo seguitare a fare.
Oggi, c’è uno scarto fra la solenne affermazione dell’art.1 della Costituzione e la realtà di una emigrazione giovane e “proletaria”. Circa 190 mila ragazzi ogni anno escono dall’Italia dove hanno vissuto disoccupazione, precarietà, rapporti di lavoro i più disparati e meno tutelanti. Ai nostri giovani si seguita a predicare il falso rispetto per gli effetti della mobilità, della flessibilità e del precariato che il Job act non ha risolto ma peggiorato.
Il lavoro e la giustizia sociale sono ancora una volta il banco di prova delle politiche che ogni governo dovrebbe prioritariamente prefiggersi. I lavoratori sono il perno del paese, i giovani hanno il diritto di poter uscire dal paese e di pretendere che le istituzioni determinino le condizioni per un ritorno loro e delle loro famiglie.
La Repubblica che ha ancora 6 milioni di suoi cittadini all’estero, deve includere i milioni di stranieri che organicamente contribuiscono, vivono e mettono radici in Italia aiutando a mandare avanti il mondo della produzione e di molti servizi.
L’Italia di oggi non ci sarebbe senza le idee e l’azione di coloro che hanno operato per il Risorgimento e l’unità dell’Italia.
