La marcia indietro sull’Ucraina rispetto a Biden è stupefacente. La telefonata tra Trump e Putin dello scorso 12 febbraio apre le porte a un difficile negoziato. Il colloquio telefonico dura un’ora e mezza e getta le premesse per una tregua della sanguinosa guerra in corso da tre anni.

Vladimir Putin e Donald Trump
Il nuovo presidente sovranista e populista degli Stati Uniti dà la sterzata. Crede nella possibilità di avviare delle trattative per far cessare il conflitto. Commenta: «Ho sempre avuto un buon rapporto con Putin». Lo “zar” si congratula con Trump subito dopo la sua rielezione alla Casa Bianca per la volontà di negoziare sulla guerra in Ucraina: «È un uomo molto coraggioso». Dalla contrapposizione totale si passa al dialogo tra Stati Uniti e Federazione Russa.
Joe Biden, precedente inquilino della Casa Bianca, non è stato tenero con il presidente russo. Lo ha definito «un dittatore», «un macellaio» e «un pazzo figlio di puttana». Ha sempre aiutato politicamente, militarmente ed economicamente l’Ucraina invasa il 24 febbraio 2022 dalle truppe russe. È stato il perno dell’alleanza dei paesi occidentali in difesa della libertà e della sovranità di Kiev. Comunque è sempre stato attento ad evitare uno scontro diretto della Nato con Mosca per scongiurare una sciagurata Terza guerra mondiale (Putin ha anche minacciato più volte il possibile ricorso all’arma nucleare). Però Biden ha lasciato briglia sciolta alle posizioni più bellicose di alcuni alleati occidentali e ha sempre evitato la via di un negoziato diretto. Non ha mai telefonato a Putin per tentare la strada delle trattative.

Volodymyr Zelensky e Joe Biden
Il Cremlino commenta positivamente la telefonata tra Trump e Putin perché apre la strada a una trattativa diretta a fornire una «soluzione di lungo termine» alla crisi nel cuore dell’Europa. Putin non si sente più isolato, si vede legittimato come leader di una super potenza al livello degli Usa. Sono lontani i tempi di quando nel 2023 la Corte penale internazionale (Cpi) emette un mandato di arresto contro di lui per la deportazione illegale di bambini ucraini in Russia. Biden lo definisce un “paria” internazionale. Tuttavia lo “zar” già nel 2024, quando fa il suo primo viaggio all’estero in Mongolia ottiene un primo successo: dopo la condanna non viene arrestato. Né perde mai il forte sostegno di Xi Jinping, il presidente della Repubblica Popolare Cinese, il vero concorrente di Washington per la supremazia globale.
Sia la Russia sia l’Ucraina chiedono garanzie internazionali per la sicurezza. Ma declinano la richiesta in maniera del tutto diversa. Volodymyr Zelensky chiede il ritiro di Mosca se non dalla Crimea almeno dalle altre quattro regioni ucraine occupate dai russi e annesse con referendum nel 2022.

Un bombardamento delle truppe russe
Chiede «una pace giusta». Critica l’esclusione di Kiev dal colloquio Trump-Putin: non vuole passare «alla storia per aver permesso a Vladimir Putin di occupare il mio Paese». Putin considera russi i territori conquistati, vuole una Ucraina neutrale e con un esercito molto debole al di fuori della Nato. Donald Trump ritiene possibile un accordo ma invita al realismo e reputa «improbabile» il ritiro delle truppe russe dalla maggior parte del territorio conquistato. Spinge per porre fine alle ostilità siglando velocemente un cessate il fuoco. Si parla di un incontro diretto tra Trump e Putin in tempi rapidi in Arabia Saudita. Relega in un ruolo marginale gli alleati: l’Ucraina e l’Europa.
In tre anni di guerra i lutti e le distruzioni sono enormi. Le stime vanno da 200.000 fino a 2 milioni di morti. Tra gli alleati delle democrazie occidentali è prevalsa la linea oltranzista, quella de “l’Ucraina può vincere”. Jens Stolteberg è stato per la linea dura. L’allora segretario generale della Nato dice nell’aprile 2024: «Non è troppo tardi perché l’Ucraina vinca». In pochi, in particolare il Vaticano, la Turchia e la Cina cercano invano di trovare una soluzione diplomatica alla drammatica crisi. Ora avanza la pax Trump-Putin. Si parla di un possibile cessate il fuoco garantito da una forza militare di pace sotto le bandiere dell’Onu con un ruolo importante della Cina e dell’India. La nuova partita è appena cominciata.
