Ita verso Lufthansa, ormai
manca soltanto la firma

cessione, Un Airbus A350 Ita

Un Airbus A350 Ita

L’accordo tra Palazzo Chigi e Lufthansa è fatto. La cessione di Ita, la compagnia aerea statale nata un anno fa sulle ceneri di Alitalia, va solo formalizzato. La firma del protocollo d’intesa sembra questione di ore, visto che le parti hanno ormai raggiunto l’intesa su governance, strategia industriale, occupazione, eccetera.

I tedeschi entreranno con una quota iniziale oscillante tra il 35 e il 40 per cento. E una serie di aumenti successivi, fino all’uscita del ministero dell’Economia (MEF) dal capitale. L’operazione sarà resa possibile dalla modifica delle regole di cessione di Ita riscritte con un Dpcm dalla premier Giorgia Meloni. Lufthansa potrà quindi entrare in Ita con una quota di minoranza e nello stesso tempo gestire da subito la compagnia. Mentre l’azionista pubblico italiano sarà chiamato a fare da supervisore e a garantire “l’interesse nazionale”.

Vale comunque la pena di ricordare che la cessione della compagnia aerea nazionale a Lufthansa arriva con oltre cinque anni di ritardo. Dopo aver buttato dalla finestra un altro paio di miliardi da aggiungere ai circa 11 ingoiati dalla vecchia Alitalia tra il 1974 e il 2019. Cioè fino al fallimento determinato da una lunga serie di bilanci in rosso costantemente ripianati dallo Stato.

Il problema, come abbiamo sottolineato più volte su questo sito, è che la nostra compagnia aerea era da tempo fuori mercato. Essendo rimasta troppo piccola per poter competere con i colossi internazionali del trasporto aereo, e rimanendo ancora troppo grande per abbassare le tariffe al livello delle low cost.

cessione, Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Dopo due privatizzazioni finite una peggio dell’altra, nel 2017 fu evidente che non c’era più nulla da fare. Infatti nemmeno i petrodollari di Ethiad erano stati sufficienti per garantire un nuovo decollo. E così, dopo il forfait dichiarato dall’emiro di Abu Dhabi, la partita tornò nelle mani dello Stato. Il governo mise mano al portafoglio per evitare il fallimento ma nominò tre commissari liquidatori per la vendita.

A fine 2017, l’allora presidente del Consiglio Gentiloni chiuse un accordo di massima con Lufthansa che prevedeva una drastica ristrutturazione e una forte cura dimagrante del personale. L’opposizione dei sindacati e l’approssimarsi delle elezioni politiche congelarono l’operazione rinviando la decisione al prossimo governo. Ma la vittoria di Cinquestelle e la successiva nascita del governo gialloverde, misero la parola fine a qualsiasi trattativa con Lufthansa.

Un aereo Lufthansa

Di Maio e Salvini, una volta a Palazzo Chigi, confermarono quello che avevano detto in campagna elettorale. E cioè che vedevano come il fumo negli occhi la cessione dell’Alitalia ai tedeschi. Dieci anni dopo il fallimento della vendita ad Air France (quasi chiusa da Prodi), bloccata da Berlusconi, al grido: «Non passi lo straniero», Alitalia restava italiana e continuava a volare in perdita grazie ai soldi dei contribuenti.

Alla fine, dopo vari fantasiosi tentativi di mettere in piedi una cordata per Alitalia, sarà il governo Draghi a portare la società alla chiusura per far nascere Ita, compagnia molto più piccola, completamente ristrutturata e quindi pronta a essere venduta a un grande vettore straniero. E così è stato.

Alla fine l’ha spuntata Lufthansa. Nel silenzio totale di quella parte della destra che per anni si era duramente opposta a qualsiasi “vendita allo straniero” della nostra compagnia aerea di bandiera. E nemmeno Matteo Salvini, che oggi è vicepresidente del Consiglio, ha trovato qualcosa da eccepire sul Dpcm con cui Giorgia Meloni ha consegnato Ita nelle braccia di Lufhtansa.