L’odio per le élites

I sacchi di soldi trovati a casa dell’ex eurodeputato Pd Antonio Panzieri e in quella di Eva Kaili, la vicepresidente greca socialista del Parlamento europeo, aumenteranno la sfiducia nella politica.

Le élites, Una seduta del Parlamento europeo

Una seduta del Parlamento Europeo

Le mazzette con cui il Qatar avrebbe pagato i politici di Bruxelles, secondo le accuse avanzate dalla magistratura belga, porteranno inevitabilmente acqua al mulino dei populisti, che hanno fatto dell’odio verso la sinistra la loro bandiera e la loro fortuna elettorale. Per capirlo, basta dare un’occhiata agli slogan contro le élites (“amiche della sinistra e nemiche del popolo”) con cui movimenti sovranisti e populisti stanno facendo incetta di voti in tutto l’Occidente democratico.

A questo punto è chiaro che lo scandalo delle mazzette del Qatar in cui sono incappati esponenti di rilievo dell’eurosocialismo peggiorerà la situazione e verrà utilizzato in tutte le prossime scadenze elettorali dai populisti dell’Ue.

Le élites, Bill Clinton

Bill Clinton

Vale comunque la pena cercare di capire quando è nata l’avversione per le élites urbane. Le stesse che fino alla seconda metà degli anni Novanta se ne stavano comodamente sedute sulle loro poltrone di potere, convinte della loro superiorità intellettuale, politica e morale. Come legittimi rappresentanti di una democrazia occidentale destinata a diventare sempre più ricca e più giusta.

Le incontrastate vedette politiche di questo mondo virtuoso erano Bill Clinton e Tony Blair con il loro seguito di star dello spettacolo come Bono, Sting, Naomi Campbell. Su tutti sventolava la bandiera di Nelson Mandela trasformato in icona pop del carro progressista su cui erano saltati il tedesco Schroeder e l’italiano D’Alema.

La grande festa dell’”Ulivo mondiale” – come l’avevano ribattezzato i fans di casa nostra dopo il celebre incontro del 1999 a Firenze sul “Riformismo del XXI secolo” – andava avanti apparentemente senza problemi. Con il corollario di miliardari “democratici” alla Bill Gates, generosamente impegnati in opere di beneficenza. Ma non durò molto e presto, la festa fu interrotta dagli scandali. Come ha osservato acutamente Clara Ferreira Alves in un commento apparso sul settimanale portoghese Expresso andò tutto bene, «fino a quando i protagonisti del no profit cominciarono a fatturare senza scrupoli».