Ue ancella degli Usa

Il conflitto militare in Ucraina diventa economia di guerra in Europa e in Italia. L’autunno non promette niente di buono. Consiglio europeo, G7, Nato. I tre vertici dei paesi occidentali si sono susseguiti a fine giugno ma l’unica novità è stato il rafforzamento dell’impegno militare sotto la regia americana.

Economia di guerra, Vertice del G7 a Elmau in Germania

Vertice del G7 a Elmau in Germania

Non si intravede né l’ipotesi di una tregua, né di una pace tra Putin e Zelensky. C’è solo la mediazione della Turchia per tentare di creare dei “corridoi umanitari” nel Mare Nero per consentire l’esportazione del grano ucraino. Crescono i morti, aumentano le sofferenze, gran parte delle città orientali e meridionali dell’Ucraina sono state distrutte dai bombardamenti russi ma i negoziati sono fermi. Il prezzo economico più alto lo paga l’Europa. I costi del gas e del petrolio (il Cremlino è un grande esportatore) s’impennano sempre di più. I conti sono salati soprattutto per l’Italia, grande importatrice di metano e di greggio. Gli effetti sui portafogli delle famiglie e sulle finanze pubbliche sono pesantissimi. I prezzi galoppano soprattutto per gas, benzina e alimentari.

Mario Draghi, un tecnico di efficienza pragmatica, ha sempre evitato di drammatizzare. Tuttavia il presidente del Consiglio, chiedendo il 21 giugno il sostegno di Palazzo Madama alla decisione del governo di inviare altre armi a Kiev, non ha nascosto il problema: «In questi momenti, quando il Paese è coinvolto in una guerra…avere il sostegno del Senato è molto importante per me».

Economia di guerra, Mario Draghi parla al Senato

Mario Draghi parla al Senato

Quel «quando il Paese è coinvolto in una guerra» è suonato come un lugubre monito. SuperMario ha tentato di parare il colpo diversificando i rifornimenti di idrocarburi dall’estero. In parte c’è riuscito: la dipendenza dell’Italia dal gas russo è calata dal 40% al 25%. Tuttavia per troncare del tutto la sudditanza verso Mosca ci vorranno ancora 1-2 anni. Non solo. I prezzi internazionali del metano e del petrolio sono altissimi. Da marzo Draghi ha lanciato all’Unione Europea la proposta di stabilire un tetto ai prezzi in modo da far calare le quotazioni con una domanda comunitaria coordinata. Tuttavia l’idea, pur accolta con favore e discussa a tutti i Consigli Europei (anche a quello di fine giugno a Bruxelles), è sempre stata rinviata per le divisioni interne.

Lo stesso copione si è ripetuto anche al vertice del G7 svoltosi sempre a fine giugno a Elmau in Germania: tanti complimenti alla proposta del presidente del Consiglio italiano ma alla fine tutte le attenzioni sono state destinate, come al vertice Nato di Madrid, al potenziamento dell’impegno militare contro l’aggressività di Putin. La ricetta oltranzista di Biden continua a prevalere mettendo l’Unione Europea, divisa al suo interno, in un ruolo marginale, ancillare.

Economia di guerra, Draghi, Macron e Scholz sul treno per Kiev

Draghi, Macron e Scholz sul treno per Kiev

Servirebbe una iniziativa politica di pace forte, sostenuta da una proposta per un nuovo accordo sulla sicurezza in Europa in modo da rimuovere le paure della Russia di un accerchiamento. Ma nessuno prende l’iniziativa per una intesa modello Conferenza sulla sicurezza in Europa del 1975 a Helsinki.

Gli Stati Uniti e la Ue sono paesi alleati con piani e interessi diversi. Il presidente americano vuole indebolire la Russia e contenere la Cina. Si prepara ad una guerra lunga, almeno fino al 2023. Washington, ha ripetuto Biden, sosterrà «gli ucraini fino a quando sarà necessario; faremo in modo che non siano sconfitti dai russi».

Macron, Scholz e Draghi fanno i conti con una economia di guerra. Puntano a una pace in tempi brevi. Anche con questo obiettivo il presidente francese, il cancelliere tedesco e il presidente del Consiglio italiano sono andati a trovare Zelensky a Kiev. Ma se l’obiettivo è lo stesso, sul come procedere Macron, Scholz e Draghi si dividono, come del resto fanno anche gli altri leader europei. L’Unione Europea frammentata fallisce. Fallisce soprattutto Emmanuel Macron, presidente di turno della Ue nel primo semestre del 2022.

Un tratto di gasdotto

Il caso delle sanzioni economiche fa testo. Joe Biden, assieme a Boris Johnson, vuole l’embargo totale contro il petrolio e il gas russo. Il presidente americano, forte dell’autonomia energetica degli Stati Uniti (anche il Regno Unito è in una analoga posizione), non ha problemi mentre l’Europa ha gravi problemi. Vladimir Putin si è inserito nelle divisioni. Il Cremlino ha preceduto l’embargo inattuato: ha fortemente ridotto le forniture di gas all’Europa, favorendo una crescita stratosferica dei prezzi.

Draghi ha indicato il gol messo a segno dal presidente russo: sul gas «Putin incassa le stesse cifre e la Ue ha difficoltà immense». C’è la necessità di «agire ora», ha avvertito, perché la decisione di discutere a ottobre del tetto ai prezzi «potrebbe essere troppo tardi». Ma i leader europei continuano a restare divisi anche sul tetto al prezzo del metano anche se l’economia di guerra è purtroppo una realtà.

In autunno i consumi energetici saliranno con i primi freddi e ancora di più aumenteranno in inverno. Per risolvere i problemi non basterà abbassare la temperatura dei termosifoni e quella dell’acqua calda della doccia. L’economia di guerra diventa un incubo. C’è addirittura lo spauracchio di una totale chiusura dei rubinetti del gas da parte dello “zar”. La presidente della commissione europea Ursula von der Leyen mercoledì 6 luglio ha lanciato l’allarme «siamo pronti» a varare un piano di emergenza contro questo pericolo. L’industria europea, in testa quella italiana, rischia di fermarsi.