Come narrare la Storia e farsi leggere

Ho ultimato la stesura di un manoscritto sulla storia della Roma tardo-repubblicana. Riuscirò a ottenere che sia pubblicato? Vedremo. È più probabile che questo lavoro attiri l’attenzione di una casa editrice inglese o americana che di una italiana.

Storia, Natale Barca

Natale Barca

Nei Paesi anglofoni il rapporto tra l’editore e l’autore è diretto. Ciò che conta sono gli aspetti di merito del lavoro proposto per la pubblicazione. In Italia, invece, il rapporto dev’essere mediato. E più del manoscritto conta il suo autore, chi è e chi non è. Lo dico per esperienza diretta. Sono l’autore di 15 libri, compresi i due che usciranno in America e in Inghilterra l’anno prossimo, di cui cinque sono scritti in Inglese.

Il lavoro che ho appena portato a termine non era facile, ma sono felice di essermi cimentato nell’impresa (e soprattutto di averla portata a compimento). Non mi nascondevo le difficoltà: il tema da svolgere era vasto e la mia discussione non avrebbe potuto essere esaustiva. Sono partito da una doppia considerazione:

• la Storia è una narrazione continua di vicende di ambienti, famiglie, singoli individui, generazioni, ecc., che, in certi casi, appaiono inverosimili, frutto della fantasia di una mente fervida, e che, invece, sono realmente avvenute (a volte, si sa, la realtà supera la fantasia);

• non occorre scrivere un romanzo storico per raccontare la Storia, perché questa è essa stessa un romanzo; ma la narrazione storica dev’essere avvincente («Non è possibile farsi leggere se non si riesce a coniugare la solidità scientifica della ricerca con la possibilità di ricostruire gli eventi in forma di storia emozionante», Schiavone A., in Carioti A., Storici in cerca di lettori, in Corriere della Sera, 21 aprile 2013, pag. 10).    

Tabularium e Tempio di Vespasiano

Ho riportato i fatti e le loro connessioni, quelli che sono riportati dagli storici antichi o sono deducibili dai loro resoconti; e ho tenuto conto il più possibile della letteratura contemporanea. Questo è un punto che va sottolineato. I fatti e connessioni di cui parlo sono spesso dati per scontati da coloro che scrivono libri di Storia, ma non lo sono affatto per i lettori non specialisti. Questo spiega il perché i libri di alcuni Accademici appaiono talvolta illeggibili ai “profani”.

Io volevo invece scrivere un libro che potesse essere proposto non solo a studiosi, studenti, docenti e ricercatori universitari, storici, archeologi, ecc., ma anche ai lettori non dotati di conoscenze specifiche, comunque appassionati della materia. Pertanto, ho mirato a tessere una trama e un ordito che permettessero di seguire facilmente il filo della narrazione, utilizzando un linguaggio semplice e piano, ed evitando le semplificazioni eccessive. Ho scelto di raccontare semplicemente i fatti, componendoli in un quadro ampio ed evolutivo, ma non generico, comprensibile nei suoi intrecci, facile da seguire nella sua estensione attraverso il tempo. Ne è derivato un continuum, cronologicamente ordinato, che non ha lo scopo di fornire un resoconto esaustivo, ma quello di mirare alla consequenzialità dei nuclei che lo compongono. Ho inoltre inserito nella trattazione alcuni riferimenti giuridici, politico-istituzionali, e militari, per aiutare il lettore non specializzato a calarsi meglio nella dimensione spazio-temporale e culturale dell’antica Roma.

Storia, Un tratto dell'Appia Antica

Un tratto dell’Appia Antica

Quanto a questo, ho tratto ispirazione dallo stile espositivo di Adrian K. Goldsworthy, storico antico e romanziere britannico, Premio Pulitzer. Ho posto gli individui e il loro rapporto con il potere al centro della narrazione sia per giungere all’interpretazione dell’epoca in cui vissero, sia perché sono convinto che non sono le singole, grandi personalità a fare la Storia, ma vi è uno stretto, indissolubile legame tra i singoli individui e la società di cui fanno parte, che si influenzano e talvolta si determinano reciprocamente.

Ho voluto privilegiare gli aspetti politici e militari dei processi e degli eventi storici narrati, e gli aspetti umani, famigliari e sociali del processo politico. Inoltre, ho voluto proporre una lettura allargata di quel processo, mettendo l’accento anche su personaggi “minori”. Il contributo alla ricerca storica del mio lavoro consiste essenzialmente in questo.

Ho mirato scrupolosamente a mantenermi in aderenza alla verità storica: perlomeno, alla verità che viene proposta dalle fonti e dagli studiosi contemporanei (solo alcuni dettagli della narrazione sono frutto di una mia deduzione logica o dell’immaginazione mia o di altri autori). La Storia, infatti, è quella che ci è stata raccontata dai vincitori.

Storia, Foro di Cesare

Foro di Cesare

Questa problematica richiama quella della Decolonizzazione Culturale, che ho trattato in un precedente articolo pubblicato in Sfoglia Roma.

La decolonizzazione di cui parlo non è il percorso intrapreso dalle ex colonie per liberarsi della supremazia coloniale, ma si pone in relazione al fatto che siamo ancora soggetti all’ideologia del colonialismo, che nasce da un background coloniale, se non addirittura razzista. Tale soggezione si rispecchia anche nel modo d’interpretare e di narrare la Storia. In questo ambito più che altrove è necessario cambiare il focus, la nostra prospettiva. Occorre fare spazio a molteplici prospettive, che mostrino i diversi contesti che determinano il modo in cui consideriamo gli oggetti e i temi. Nello scrivere un libro di Storia, decolonizzare l’argomento significa sforzarsi di riportare i comportamenti narrati alla mentalità dell’epoca. «L’esperienza storica delle comunità oppresse nella storia del colonialismo può aiutarci a leggere con occhi nuovi l’impatto della conquista romana» (F. Santangelo, docente di Storia Antica all’Università di Newcastle, Regno Unito).

“Roma dopo Silla”, un libro di Natale Barca

Riguardo al modo di rappresentazione degli eventi narrati e alla costruzione del testo, ho scelto di utilizzare il presente storico, cioè il presente indicativo, usato per fare riferimento a eventi anteriori al momento dell’enunciazione e ottenere l’effetto di un avvicinamento prospettico e quello di un’attualizzazione degli eventi narrati, che pur appartenendo al passato vengono presentati come se fossero contemporanei o prossimi all’enunciazione. Metto in evidenza questo aspetto perché, di solito, le forme verbali usate nei libri di Storia sono declinate al Passato Remoto. Questa tradizione è talmente radicata che è successo che un editor britannico, nel rivedere un mio testo in Inglese, ha cambiato tutti i verbi, pensando che fossero errori di grammatica!

Mi chiedo se sia riuscito a raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato, soprattutto quello che più mi preme: avvicinare un pubblico non specializzato a vicende storiche che rimangono poco conosciute in Italia a dispetto della loro importanza. Ovviamente la mia risposta non può essere definitiva. Saranno i lettori a dire se il libro che hanno tra le mani merita considerazione. Qualunque sia il loro giudizio, li ringrazio fin d’ora.

Natale Barca è stato Visiting Scholar Researcher alla University of California, Berkeley, California, e Academic Visitor all’Istitute of Classical Studies della School of Advanced Study della University of London, Londra. È membro della Society for the Promotion of Roman Studies (Roman Society), Londra. Il focus della sua ricerca è la storia politica e militare della Roma tardo-repubblicana. La sua pubblicazione più recente è Roman Aquileia. The Impenetrable City-Fortress, a sentry of the Alps (Oxbow Books, Oxford, UK, 2022). Il suo sito web è: www.natalebarca.it