Il voto del 12 giugno è già
un disastro annunciato

Si torna a votare. Il 12 giugno urne aperte in 950 comuni, con quattro capoluoghi di regione in gioco: Genova, Palermo, Catanzaro e l’Aquila. In tutto otto milioni e mezzo di elettori. Stessa data per 5 referendum abrogativi in materia di giustizia, promossi da Partito Radicale e Lega. Che però, a conferma della crescente sfiducia degli italiani nella magistratura, sembrano lontanissimi dal quorum e sarebbero addirittura sotto il trenta per cento.

12 giugno, mario Draghi giura al Quirinale

Mario Draghi giura al Quirinale

Se poi si considera l’attuale (desolante) quadro politico, la tornata elettorale del 12 giugno rischia di trasformarsi in una preoccupante anteprima delle elezioni politiche del prossimo anno. Con i partiti divisi su tutto e senza un progetto, mediaticamente impegnati a cavalcare la polemica del giorno per guadagnare un punticino nei sondaggi politici della settimana.

Il fallimento dei partiti è ormai un enorme problema democratico italiano. Con un intero sistema che, alla caduta del governo giallorosso, non è riuscito a esprimere una nuova maggioranza (e quindi ha dovuto ingoiare Draghi a Palazzo Chigi) per poi fallire anche nell’elezione di un sostituto di Mattarella al Quirinale. 

In questo quadro, a destra come a sinistra, i leader politici sembrano capaci di produrre solo un po’ di retorica da utilizzare in una propaganda permanente perfino all’interno del proprio schieramento di appartenenza. Con il solo obiettivo di riuscire a sopravvivere alla prossima elezione.    

12 giugno, Enrico Letta

Enrico Letta

E così, alla vigilia del 12 giugno, lo spettacolo è il seguente. Nell’area di centrosinistra, al Pd “istituzionale” di Enrico Letta, che si è dato il ruolo di mosca cocchiera di Palazzo Chigi, si contrappone (si fa per dire) il M5S di Conte che cerca di smarcarsi il più possibile da Draghi per rallentare la caduta d’un Movimento in piena crisi. Come dimostra il caso di Parma, la città dove dieci anni fa è cominciato un ciclo (con il primo sindaco grillino) e questa volta il M5S non è riuscito nemmeno presentare una lista sua.

E il centrodestra? Anche qui i problemi e le tensioni sono pane quotidiano. Berlusconi, ormai contestato perfino dai fedelissimi, controlla a fatica Forza Italia, partito personale in via di estinzione. Intanto il centrodestra a guida salviniana è un’ipotesi tramontata da quando Fratelli d’Italia, con oltre il 22 per cento dei consensi, è diventato il primo partito nelle intenzioni di voto degli italiani surclassando una Lega ridotta a 16.

12 giugno, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Risultato: Salvini, non sa più cosa inventarsi (perfino un viaggio a Mosca) per mantenere visibilità, mentre Giorgia Meloni si sente fortissima e fa la voce grossa.

Diventata atlantista, la leader di Fratelli d’Italia adesso cerca d’imporre al centrodestra le sue regole. Per le regionali siciliane del prossimo autunno non ammette deroghe alla candidatura di Nello Musumeci, il governatore uscente. Ma la vera partita se la giocherà alle politiche di inizio 2023, quando cercherà di trasformare la sua destra diventata atlantista nel primo partito italiano, per puntare subito dopo a prendere il posto di Mario Draghi a Palazzo Chigi.