Gas, Draghi scommette
sul tetto ai prezzi Ue

Tetto al prezzo del gas, acquisti comuni, compensazioni per i paesi più colpiti dalla crisi. Delle tre proposte sul tavolo non ne è passata una, se ne riparlerà a maggio. Mario Draghi alla conclusione del Consiglio europeo straordinario sulla guerra in Ucraina ha voluto mostrarsi fiducioso a tutti i costi.

Tetto al prezzo del gas, Mario Draghi

Mario Draghi

Sull’emergenza energetica ha scandito con i giornalisti: «Siamo soddisfatti, sono stati fatti passi in avanti». Il presidente del Consiglio italiano ha annunciato: «La Commissione europea esplorerà l’ipotesi di un tetto al prezzo del gas e la possibilità di acquisti comuni».

In realtà la bottiglia non è nemmeno mezza piena ma quasi del tutto vuota. La Ue venerdì 25 marzo è rimasta divisa a Bruxelles sulla soluzione da dare allo shock energetico causato dall’invasione russa dell’Ucraina. C’è solo la speranza di trovare una intesa a maggio sulla base di una proposta di Ursula von der Leyen.

I 27 soci del club europeo sono rimasti paralizzati dai contrasti, dalla difesa degli interessi nazionali anche davanti al dramma degli spaventosi rincari del gas e del petrolio importati in grandi quantità dalla Russia. In particolare i prezzi del metano sono saliti di dieci volte rispetto a un anno fa, mettendo a rischio la stessa vita di gran parte dell’industria europea, in particolare di quella grande consumatrice di energia (siderurgia, ceramica, chimica, vetro, carta).

Tetto al prezzo del gas, Mark Rutte

Mark Rutte

Ancora una volta il braccio di ferro è tra i paesi del nord Europa e quelli del Mediterraneo. Il premier olandese Mark Rutte dice no al tetto dei prezzo del gas in nome del libero mercato (l’Aia ospita la Borsa del mercato del metano). Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si oppone anche lui perché teme la possibile chiusura dei “rubinetti” da parte di Vladimir Putin come rappresaglia (la Germania, come l’Italia, importa la maggior parte del gas dai metanodotti di Mosca). Draghi fa fronte comune con Spagna, Portogallo e Grecia, contando anche sul sostegno della Francia, per far passare la sua linea nella riunione di maggio.

Si ripete la triste vicenda del Covid. L’Unione europea nel febbraio del 2020, quando la pandemia colpiva solo l’Italia, si girò dall’altra parte. Il cambiamento di rotta ci fu solo quando la tragedia dei morti e dei contagi devastò tutta l’Europa: nella successiva estate fu varata una politica unitaria sulle vaccinazioni e sulle risorse comuni per combattere il Coronavirus e avviare la ricostruzione economica.

Draghi per convincere Rutte sulla necessità di una azione comune, sembra che abbia ricordato la bolla speculativa dei tulipani nel lontano 1637. Tutti gli studenti di economia conoscono la storia: sui bulbi dei tulipani, la grande ricchezza dei Paesi Bassi, si scatenò una gigantesca speculazione in Borsa con un aumento stratosferico dei prezzi.

Ma subito dopo seguì un crollo delle quotazioni e l’economia colò a picco. Quando c’è una enorme speculazione sui prezzi innescata addirittura da una guerra, come nel caso del gas e del petrolio, non si può fare affidamento solo sul libero mercato. Il rimedio è uno o più interventi guidati dagli Stati. La battaglia nella Ue sull’emergenza energia è in corso, intanto però ogni nazione si muove per conto proprio.

Tetto al prezzo del gas, Vladimir Putin

Vladimir Putin

C’è chi si accaparra navi (come la Germania) per trasportare il gas liquefatto dagli Stati Uniti e dal Qatar, chi incrementa le fonti energetiche nazionali e le rinnovabili, chi (come l’Italia) si rivolge anche ad altri paesi esportatori (Algeria, Egitto, Azerbaigian, Angola, Mozambico). Tuttavia i prezzi con i quali fare i conti sono altissimi. La Ue dovrebbe varare una azione comune per calmierare il mercato. C’è un problema di solidarietà e di interesse comune per evitare un collasso economico. 

Tuttavia la vera soluzione è la ricerca di un compromesso, finora invano perseguito, in grado di portare al cessate il fuoco in Ucraina. Draghi, in una nuova telefonata con Zelensky, ha sostenuto la necessità di un accordo di pace per mettere la parola fine a stragi e distruzioni. Il presidente ucraino vuole l’Italia, assieme ad altre nazioni chiave, per garantire la neutralità (richiesta di Mosca) e la sicurezza (richiesta di Kiev) del suo paese.

Il presidente del Consiglio intende percorrere tutte le strade per trovare una soluzione politica alla guerra. Ne ha parlato anche il 30 marzo in una telefonata con Putin: «Voglio la pace». Nel colloquio Draghi ha visto delinearsi una intesa nel braccio di ferro sul gas. Ha ipotizzato una soluzione: i pagamenti continueranno in euro e in dollari (come ribadito dalla Ue e dal G7) e la conversione in rubli sarà «un fatto interno alla Federazione Russa». Il presidente russo il 31 marzo ha confermato  questa impostazione. Con un decreto ha stabilito che “i Paesi ostili” potranno continuare a pagare il metano in valuta straniera tramite una banca russa che convertirà gli importi in rubli. Ora occorrerà vedere se l’applicazione del decreto soddisferà i paesi occidentali.