
Statua di Dante (Foto di Marcus Ganahl su Unsplash)
«Vergine madre, figlia del tuo figlio», l’essenza del cristianesimo in un solo endecasillabo. È un verso della Commedia, questo il titolo semplice che Dante aveva dato alla sua opera, racconto drammatico ma a lieto fine della sua esperienza e condizione umana che condivideva e continua a condividere con l’intera umanità, definita “divina” un paio di secoli dopo per il suo contenuto e per la sua magnificenza.
Siamo nel canto 33 della terza cantica, quella del Paradiso, la più difficile perché si propone di descrivere l’indescrivibile e di raccontare il mistero. E qui solo il suo genio poetico può aiutarlo e versi come questi che colpiscono la mente come un’illuminazione. È il canto di chiusura della Divina Commedia, la conclusione della sua avventura umana e spirituale. Non ci sono spiegazioni sulle figure allegoriche o sulle similitudini che tengano, non ci sono spiegazioni raffinate di dotti professori su assonanze e allitterazioni che possano trasmetterci fino in fondo la grandezza di questi versi. Basta leggerli o sentirli declamare, da Benigni per esempio, il più grande, per passare dalla meraviglia alla comprensione e quindi alla commozione.

Roberto Benigni recita il canto XXVI dell’Inferno
È un esempio fra tanti, ognuno ha il suo verso o la sua terzina preferita tra i contenuti della Divina Commedia. Nella prima cantica, l’Inferno, ci sono descrizioni e definizioni indimenticabili. Ci si riconosce nel mondo dei dannati, con tutti i difetti, le miserie, le passioni, le grandezze anche nel male che sono proprie della condizione di tutti gli uomini di tutti i tempi. Dante le conosceva bene queste passioni, e con quanta pietà e compassione le ha descritte.
Ha fatto in modo che ognuno di noi si riconosca in esse. L’elenco dei personaggi indimenticabili dell’inferno dantesco sarebbe lunghissimo: Paolo e Francesca, Farinata
degli Uberti, Ulisse, Pier delle Vigne, il conte Ugolino, o Manfredi nell’Antipurgatorio che «biondo era e bello e di gentile aspetto», solo per citarne alcuni.
Per questo Dante Alighieri è il “sommo poeta”. Per questo a 700 anni dalla sua morte, avvenuta la notte tra il 13 e 14 settembre del 1321 probabilmente per la malaria, a Ravenna, dove viveva in esilio per motivi politici, gli vengono dedicati convegni, celebrazioni di ogni genere, iniziative in varie città, fra tutte Firenze la sua amata e odiata patria, e Ravenna, dove sono tuttora conservate le sue spoglie.

Giudizio Universale di Giotto, Cappella degli Scrovegni a Padova
Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, dopo aver celebrato lo scorso 13 settembre una solenne messa nella Basilica di San Francesco, ha dichiarato: «Abbiamo voluto esaltare la grandezza assoluta della sua arte, ma al tempo stesso riconoscere la grandezza del suo pensiero che è storico e teologico».
Gli sono stati dedicati anche concerti, uno proprio a Ravenna, diretto da Riccardo Muti, un secondo a Firenze, un altro ancora a Verona. Santa Croce a Firenze, luogo dove tutto parla di Dante, è stata scelta dalla Zecca italiana e da Poste Italiane come sede per presentare i francobolli (in tre versioni con tiratura di 300mila esemplari ciascuna) e la moneta con cui, rispettivamente, i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia e delle Finanze hanno voluto celebrare l’anniversario dei 700 anni dalla sua morte. La moneta, realizzata dall’artista Claudia Momoni, ha spiegato Matteo Taglienti per la Zecca Italiana, è stata coniata in due versioni (oro e

Il cardinale Gianfranco Ravasi
argento) ed è «dedicata all’Inferno, la prima delle tre cantiche della Divina Commedia, e inaugura una serie di durata triennale, che prevede nel 2022 e 2023 altre due emissioni ispirate al Purgatorio e al Paradiso». E di iniziative e eventi in diverse città ce ne sono ancora molti.
A Montemurlo, in provincia di Firenze, passeggiate e una mostra fotografica per aiutare i visitatori a esplorare idealmente il territorio, le pievi, il castello, i cammini devozionali come potevano apparire ai tempi di Dante.
Ma l’omaggio migliore al poeta è leggere i suoi versi per lasciarsi alle spalle almeno per un po’ la nostra “selva oscura” e assaporare “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
