Bonaccini, elogio
della “normalità”

Dicono non abbia appeal. Succede di non essere Adoni. Dicono che manchi di carisma. Probabilmente è vero. Però Stefano Bonaccini, senza esibirsi al “Papeete”, senza “mojito”, vince la sua scommessa contro una opposizione chiassosa, confusionaria, velleitaria, demagogica; e conserva la regione Emilia-Romagna ai progressisti.Carisma, CorsivoIl Corriere della Sera” lo intervista. Gli viene chiesto: in Lombardia i nuovi contagi sono ancora centinaia. Lei accoglierebbe turisti lombardi nella riviera romagnola?

«Non mi permetto di giudicare situazioni di altre Regioni. Valuteremo con il Governo e i colleghi della Lombardia e decideremo insieme quando sarà il momento».

Gli viene ancora chiesto: si è parlato del suo asse con il leghista Zaia. C’è chi vi immagina, un giorno, avversari alla guida dei rispettivi partiti.

«Sono quasi tre mesi che gestiamo una crisi senza precedenti. Prima l’emergenza sanitaria, poi la riapertura, poi la ripartenza. Con Zaia ci confrontiamo costantemente perché le nostre regioni sono vicine ed abbiamo dovuto affrontare problemi analoghi, che non sono né di destra, né di sinistra. Il resto, davvero, non mi interessa granché».

Tutto molto understatement, senza appeal, poco carisma; innegabilmente concreto. Si può dire: “Normale”? Ecco, un politico e un amministratore “normale”. Finalmente.